Un'informazione libera, incondizionata. Un giornale super partes, che analizza le questioni giorno per giorno con imparzialità e moderazione. La complessità degli eventi viene sbrogliata con competenza e precisione, analizzando gli eventi, riportandoli, semplificando le questioni importanti per renderle chiare anche alle menti più deboli. Anche un bradipo potrebbe leggerlo senza stancarsi la vista.
...C'è anche un regalo questa mattina...
28 settembre 2006
25 settembre 2006
Ci penso io!
Visti i continui tentativi di maquillage portati avanti dal Fans Club di Silvio Berlusconi, ho deciso di dare il mio modesto contributo all'opera dell'On. Bondi, appena nominato al vertice di una commissione che dovrebbe rinnovare l'intero movimento forzuto.Per aiutarlo nell'onerosa ricerca delle origini del partito come punto di partenza per il rinnovamento, ho pescato da internet un documento che, sono sicuro, il Sottomesso agli Affari Interni di Forza Italia non potrà disdegnare.
E' il Decreto d'Archiviazione (2002) del Tribunale di Caltanissetta del processo a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri per concorso in strage con finalità mafiose e terrorismo. Al num. 13 di suddetto documento sono riportati gli stralci delle deposizioni di tale Ezio Cartotto rilasciate in varie occasioni a vari Magistrati.
Il decreto è un atto pubblico, come tale può essere liberamente divulgato. La scelta dei brani, tra quelli più interessanti, è dovuta semplicemente all'eccessiva lunghezza del testo che ne rendeva impossibile la pubblicazione per intero. Spero che possano essere di una qualche utilità all'On. Bondi e a tutti coloro che si cimenteranno nel tentativo di restaurare la traballante facciata della premiata ditta Berlusconi e Associati. In bocca al lupo ragazzi!
Occorre evidenziare che Cartotto al P.M. di Palermo (verb. 20/6/1997) ha riferito che tra maggio e giugno del 1992 era stato contattato da Marcello Dell’Utri, il quale lo mise a parte di un suo progetto politico; egli sosteneva che, di fronte al venir meno dei referenti politici del gruppo FININVEST, era necessario adoperarsi per evitare un’affermazione delle sinistre che avrebbero certamente creato gravi difficoltà per questo gruppo.
Poiché tale sua idea non era condivisa all’interno della FINIVEST, Dell’Utri lo invitò ad “operare come sotto il servizio militare e cioè preparare i piani, chiuderli in un cassetto e tirarli fuori in caso di necessità”.
[...]
Il giornalista sin dal 1981 più volte aveva curato incontri e predisposto conferenze per il personale delle imprese facenti capo alla FININVEST su richiesta di Dell’Utri in ordine a problematiche politiche; questa attività divenne più frenetica dal settembre del 1992. Fu in quel periodo che Dell’Utri lo invitò a svolgere opera di vera e propria consulenza politica per lavorare ad un progetto di individuazione di nuovi referenti per il gruppo di Berlusconi. Cartotto ha dichiarato al P.M. di Palermo (verb. 20/6/1997 P.M. Palermo) di essere stato assunto da PUBLITALIA e di aver cominciato a lavorare in un ufficio all’ottavo piano nei pressi di quello di Dell’Utri insieme ad una serie di collaboratori messigli a disposizione da quest’ultimo.
[...]
“Ricordo - ha riferito ancora il teste - che gli prospettai la possibilità di trovare intese con i partiti di sinistra. Questa ipotesi la scartò in quanto tali forze politiche avevano un rapporto privilegiato con i gruppi imprenditoriali concorrenti riconducibili a “Repubblica” e a “L’Espresso” che non avrebbe mai consentito di raggiungere lo scopo. Gli sottoposi l’ulteriore possibilità di coinvolgere o comunque di dar vita ad un legame con la Lega Nord, partito emergente in continua crescita. Dell’Utri si manifestò più possibilista innanzi a questa via, anche se in definitiva ritenne di scartarla perché si trattava di uomini nuovi che non presentavano adeguata affidabilità. Mostrò, invece, maggiore interesse per la terza ipotesi che gli suggerii, vale a dire il cambiamento all’interno dei partiti tradizionali. Pensavo alla scissione della DC, come si era ventilato da alcuni settori del medesimo partito, con la creazione di una DC del nord da contrapporsi a quella del sud. Il dott. Dell’Utri nell’aderire a questa proposta disse che si rendeva necessario creare un aggregato di quel partito anche al sud. Tuttavia in concreto l’idea non sembrava percorribile perché il potere non poteva essere ceduto da coloro che lo detenevano. Conclusivamente mostrò di voler privilegiare la quarta via che gli avevo prospettato, vale a dire quella della creazione di un gruppo contenitore. Preciso che tutti questi discorsi che ho riassunto si sono sviluppati nell’arco di un paio di mesi, durante gli incontri che avevamo al Palace Hotel di Milano. Ricordo di aver predisposto degli appunti nei quali avevo esposto le linee delle proposte di cui ho detto. Con certezza posso dire che Dell’Utri decise di dar corso all’iniziativa “contenitore” nel giugno 1992.” Sul punto in realtà la contraddizione di Cartotto si rivela apparente, ove si tenga conto di quanto egli ha dichiarato al P.M. di Torino, quale indagato di reati tributari. Nel verbale dell’8/2/1996, egli aveva difatti affermato che, dopo una lunga serie di incontri con Dell’Utri per confrontarsi su tali argomenti, all’incirca a settembre del 1992, stipulò un contratto con PUBLITALIA “secondo il quale il dott. Dell’Utri mi chiese di fare un’operazione di ‘marketing sociale’, a seguito della quale potevano anche nascere possibilità di lavoro per PUBLITALIA, ma che consisteva soprattutto in una serie quanto più vasta possibile di contatti con gruppi o associazioni al fine di verificare l’opinione che costoro avevano della situazione sociale e politica, al fine di creare o migliorare i rapporti di queste associazioni, enti e gruppi con il gruppo FINIVEST attraverso la PUBLITALIA”.
[...]
“Il dottor dell’Utri decise di affidarmi il compito di dar vita ad un “processo” accelerato di formazione e di trasformazione dei quadri dirigenti del gruppo Fininvest in dirigenti politici, a far data dalla ripresa del lavoro dopo la sospensione feriale estiva. Preciso di essere stato invitato a metà settembre nel 1992 a Montecarlo, assieme agli ospiti istituzionali del gruppo, alla tradizionale convention annuale. Fui invitato a partecipare, “per sentire il polso” ai vari dirigenti del gruppo.” Di questa convention, Cartotto aveva pure parlato al P.M. di Palermo, dicendo che nel corso di essa Berlusconi invitò i suoi dipendenti a prepararsi a qualsiasi evenienza per combattere i “nemici” che oramai contavano molto di più degli “amici” che in passato li avevano aiutati.
[...]
Ha poi sostenuto che nell’aprile del 1993 fu convocato da Berlusconi, il quale gli disse che aveva necessità di prendere una decisione definitiva, optando tra la proposta di Dell’Utri e quella di Confalonieri. Alla riunione prese parte, oltre a Cartotto e a Berlusconi, anche Bettino Craxi, invitato per la sua particolare competenza politica e per la sua risalente amicizia con il presidente della FININVEST, mentre non furono invitati i sostenitori delle opposte posizioni tra le quali l’imprenditore lombardo avrebbe dovuto scegliere. Si valutò in quell’occasione l’idea che il gruppo di Berlusconi appoggiasse direttamente alcune forze politiche, sostenendo una nuova aggregazione politica; una ragione di contrasto tra Craxi e Berlusconi fu la possibile alleanza in un nuovo contenitore politico con l’allora MSI, che a dire del primo avrebbe fatto perdere i voti di centro e avrebbe ricompattato la Lega Nord (anziché scardinarla, come secondo lui sarebbe stato auspicabile), ma ad avviso del secondo sarebbe stata utile nella prospettiva di raccogliere in un unico fronte tutte le forze non comuniste. Craxi comunque diede il via libera al progetto di Berlusconi.
24 settembre 2006
Seppuku
Voglio raccontarvi una storia.Nell'anno 1600 dopo Cristo si svolse, nel lontanissimo Giappone, la battaglia di Sekigahara. Fu l'ultima grande battaglia dell'epoca Sengoku, l'ultima cioè, prima che si istituisse lo Shogunato e il Giappone prosperasse in pace all'interno dei propri confini.
Non è importante ricordare chi combattè quello scontro, nè conoscere i nomi di chi vinse o perse. Vi basti sapere che fu una battaglia estremamente cruenta: moltissimi Samurai rimasero uccisi sul campo e molti altri morirono in seguito alle ferite riportate. Tantissimi persero la vita a causa di esecuzioni e vendette trasversali.
I Generali e i Nobili che non erano periti in combattimento avevano, invece, a quel tempo, la possibilità di lavare l'onta della sconfitta mettendo in pratica l'antichissima tradizione Shintoista del Seppuku, il suicidio rituale. Era un modo che avevano i Samurai per recuperare il proprio onore; per dimostrare, in un ultimo atto di coraggio, che erano degni di appartenere alla più importante casta guerriera dell'antico Giappone.
A quel tempo aveva fatto la sua comparsa, nell'arcipelago nipponico, il Cristianesimo, grazie all'opera di proselitismo della Compagnia del Gesù, giunta dall'Europa con i primi mercanti portoghesi all'inizio del '500. Vi è da dire che la religione cristiana non ebbe mai un gran successo nell'Impero, anche perchè la tradizione Shintoista locale si era legata indissolubilmente al culto del Buddha e ciò impedì la divulgazione del Vangelo. Tuttavia alcune conversioni vi furono, anche eccellenti, e tra questi vi furono anche molti che combatterono la battaglia di Sekigahara.
A questo punto nacque un grosso problema. Una volta finita la battaglia, i Generali convertiti al Cristianesimo si rifiutarono di mettere in atto il Seppuku: la loro vita apparteneva a Dio, e solo questi poteva decidere quando dovesse avere termine.
I Samurai tradizionalisti che avevano vinto la battaglia, e che si aspettavano un gesto d'onore da parte degli sconfitti, non sapevano come comportarsi. Che fare? Possibile che non volessero onorare se stessi e i propri avversari sacrificando la propria vita com'era tradizione? Sembrava proprio di sì.
Alla fine la questione venne risolta.
I vincitori tagliarono la testa agli sconfitti, e con ciò si ottenne un duplice vantaggio: i cristiani sconfitti non sarebbero morti suicidi e avrebbero potuto ricevere degna sepoltura; i Samurai tradizionalisti non dovettero a loro volta subire l'onta di non aver ricevuto gli onori del Seppuku.
Il dibattito politico sull'eutanasia, condotto in questi giorni dai nostri parlamentari, mi ha riportato alla mente la battaglia di Sekigahara. Una disputa d'onore.
Da un lato, coloro che si dicono Cattolici e che a causa del loro credo non concepiscono l'idea che qualcuno possa voler morire di sua propria volontà, anche se ridotto ad un vegetale capace di comunicare solo tramite un computer. Dall'altro lato, coloro che si ergono a difesa del diritto di tutti di decidere come e dove morire, più per una presa di posizione che per altro. Chi ha ragione, chi ha torto?Il problema è che qui non si tratta di capire se sia giusto o meno permettere l'eutanasia. Si tratta di capire chi sono le persone che la desiderano e perchè. Nessun uomo politico si è posto questa domanda. Tutti si chiedono da che parte stia il bene o il male, ma nessuno si interessa delle persone, di coloro che soffrono nei loro letti attaccati a delle macchine, che comunicano con gli sguardi, che vedono solo un soffitto bianco dalla mattina alla sera perchè non possono più muoversi.
L'unica cosa giusta, vera, è che queste persone devono essere tutelate giuridicamente, in un modo o nell'altro. Gli si deve dare una certezza, che sia il semplice testamento biologico o la possibilità completa di decidere giorno e ora della propria dipartita.
I nostri politici mi ricordano tanti Samurai: che discutono sul modo giusto o sbagliato di andare al creatore. Con l'unica differenza che i Samurai decidevano per il loro onore e per se stessi. Questi tizi pretendono di decidere per noi senza neppure interpellarci.
Speciale Report
Questa sera ricomicia Report, condotto da Milena Gabanelli, in onda su Rai Tre a partire dalle 21:00. Puntata speciale sull'11 Settembre. Verrà presentato un documentario dal titolo "Confronting the evidence", prodotto da un milionario americano, tale Jimmy Walter, che ha sganciato circa sette milioni di dollari per tentare di far riaprire la commissione d'inchiesta del Senato sulla tragedia, con ben pochi risultati fino ad oggi. Il filmato pone una serie di interrogativi sull'attentato, solleva obiezioni, confuta tesi; insomma, infastidisce molto. Tant'è che tutti i maggiori network americani l'hanno rifiutato, nonostante gli fosse stato offerto gratuitamente. I giornali, però, non disdegnano di pubblicare, dietro compenso, intere splash pages di pubblicità per il documentario.
Dopo la visione del video, circa 10.000 persone, tra cittadini e agenti di sicurezza, si sono convinti a fare causa all'Agenzia per la protezione ambientale e al Sindaco di Nuova York in merito alla respirabilità dell'aria piena di polveri, subito dopo il crollo, e alle sue conseguenze sulla salute. Conseguenze taciute dalle autorità.
Di video sull'attentato, comunque, è pieno il mondo. E molti di essi sollevano svariati dubbi sulla versione ufficiale data dalla Casa Bianca e dalla Commissione d'Inchiesta.
Uno di questi è il seguente, diviso in due parti, prodotto dal sito Luogocomune.net che ci permette di avere un piccolo assaggio dei dubbi e dei quesiti di cui scrivevo qualche riga più su.
Ispirato spudoratamente dal post di Lameduck.
22 settembre 2006
E io pago!
Le notizie che ci arrivano dalla Spagna sono come una ventata d'aria fresca, se paragonate all'odore di fritto che viene dalle aule parlamentari nostrane.E' di oggi l'annuncio del Governo di Zapatero di un cambio di rotta nelle donazioni alla Chiesa Cattolica Spagnola: niente più finanziamento statale. Al posto dei soldi pubblici, i vescovi si finanzieranno solo attraverso la "aportaciòn voluntaria del IRPF", l'8 per mille per intenderci, che verrà innalzato dallo 0,52% allo 0,7%.
I vescovi saranno anche costretti a presentare annualmente un rendiconto di spesa del finanziamento ricevuto. Insomma, dovranno giustificare come spendono i soldi dei cittadini spagnoli. Per ultimo, ma non meno importante, lo Stato applicherà l'IVA sulle transazioni degli immobili ecclesiastici senza più effettuare le esenzioni previste dal precedente accordo concordatario.
Continua, quindi, la corsa di Zapatero verso un atteggiamento di maggiore rigore nei confronti del clero cattolico. Dopo i matrimoni per gli omosessuali e l'abolizione dell'ora di religione, la Spagna si sta lentamente affacciando a diventare una società moderna, multietnica, multiculturale e, soprattutto, laica. Lo Stato in funzione dei cittadini, tutti.
In Italia, invece, discutiamo perfino su a chi spetti la difesa della persona del Santo Padre al di fuori del territorio italiano. Come se il Papa fosse un'Istituzione. Strano che nessuno abbia pensato di affidargli un altro ministero oltre quello di Cristo. In Italia si discute persino sulla presenza o meno del crocifisso nelle classi. Forse pochi si ricordano che fece la sua comparsa nel 1922, grazie all'opera di un certo Benito Mussolini, che usò la croce come piede di porco per scardinare le resistenze (flebili) del clero al suo autoritarismo politico.
Possibile che il Governo italiano, i Governi italiani, debbano sempre muoversi facendo attenzione a non disturbare la Chiesa di Roma? Possibile che la CEI riesca ad influenzare le politiche pubbliche più dell'opinione dei cittadini, l'unica opinione alla quale i nostri onorevoli dipendenti devono render conto?
Zapatero, che aspetti, perchè non vieni da queste parti? Come disse Berlusconi al Parlamento Europeo, qua c'è il sole, il mare; che ti costa?
21 settembre 2006
Una plutocattodemocrazia...
Fortuna che è ancora vivo ed in salute, altrimenti Carlo Azeglio Ciampi si starebbe rigirando senza pace nella tomba. Molto probabilmente, però, gli fischiano le orecchie in continuazione.
Soprattutto dopo l'ultima votazione al Senato, quando i rappresentanti dello Stato sono stati chiamati a decidere sulla sospensione della riforma Castelli per il rimestamento del sistema giudiziario.
Essendo Ciampi un Senatore a Vita, ha sentito il dovere di esprimere la sua contrarietà alla pregiudiziale d'incostituzionalità presentata dalla CDL. Forse anche perchè, quando era in carica come Presidente della Repubblica, aveva rispedito alle camere il provvedimento dell'Ingegner Ministro poichè, come direbbe Calderoli, era una porcata.
Mai l'avesse fatto.
I Senatori leghisti non se lo sono fatti ripetere due volte ed hanno iniziato a sbeffeggiare Carlo Azeglio Ciampi nel loro solito modo colorito. Castelli ha subito affermato che, secondo lui è "una caduta di stile" dell'ex Presidente della Repubblica. Un'affermazione gentile, in confronto ai fischi e agli strepiti che accompagnarono la sua votazione sulla fiducia al Governo.
Dalle parti di Arcore, invece, ci sono andati giù pesante.
Portavoce dello sdegno è l'Onorevole Guzzanti (quello che non fa ridere) il quale, dal sito di Forza Italia, urla e bestemmia contro Ciampi e contro i Senatori a Vita tutti.
"Ciampi ha avuto cura delle propria immagine di galantuomo e anche noi abbiamo contribuito a dargliene una. Che pero’ e’ solo un’immagine, in quanto galantuomini si e’ negli atti, non nella faccia. Io non so ancora se abbiamo di fronte il galantuomo Ciampi o il coscritto Ciampi, il quale e’ uno che a domanda di Prodi e dei suoi si mette la cravatta e le bretelle e va a eseguire gli ordini". Ben gentile, non c'è che dire. Sarà lo stesso Guzzanti che si agitava come una ragazza pon pon per avere il Ciampi-bis? Chi lo sa...
Ma il bello viene quando si va a leggere quello che Guzzanti senior pensa dell'istituto dei Senatori a Vita:
"È una questione gravissima, perche’ ci troviamo di fronte a dei ’non-rappresentanti’ del voto popolare, i quali alterano gli equilibri politici". Se dovessimo parlare in gergo strettamente tecnico, neppure tu, Guzzanti, rappresenti il voto popolare, visto che siamo stati costretti a votare solo per dei cerchietti colorati con dentro una bandierina o un fiorellino. Chi lo sa, forse col maggioritario tu non avresti mai varcato la soglia del Parlamento. Chi lo sa...
"È grave il fatto che questa maggioranza, falsa e inesistente, militarizzi delle persone che si trovano in Senato in omaggio a una vecchia tradizione dei Savoia, perche’ in origine i senatori a vita erano degli illustri poeti, scienziati che per premio erano senatori. Qui invece, con la questione degli ex presidenti longevi della Repubblica ci troviamo di fronte a un’alterazione dell’espressione del voto popolare".
A parte che la maggioranza non militarizza nessuno. Proprio perchè Senatori a Vita, i Senatori a Vita si trovano al di fuori della dialettica politica e non devono osservare direttive di partito. Inoltre mi duole comunicare a Guzzanti che, fino ad oggi, anche la Casa delle Libertà ha usufruito dei Senatori a Vita e del loro voto. Dov'era Guzzanti il 18 maggio del 1994, quando vi fu un voto di fiducia che Berlusconi vinse per un solo voto (a garantirglielo: Agnelli, Cossiga e Leone)? Guzzanti ricorda per caso delle lamentele da parte della sinistra? O forse, a quel tempo era ancora comunista? Chi lo sa...
Il Senato è diventato, sempre secondo Guzzanti, una "Camera aristocratica in cui il voto viene espresso da gente che lo eredita per motivi diversi rispetto all’elezione popolare", ed inoltre "stanno tutti da una parte".
Tutti da una parte? Mi dispiace dover affermare che questa è una fesseria. Cossiga e Andreotti dove li mettiamo? Quest'ultimo persino candidato dalla CDL alla presidenza del Senato in opposizione a Marini.
Ma forse questo di Guzzanti è solo un modo un po' brusco per chiedere a Napolitano di farlo Senatore a Vita, un fondo sono ex-compagni, tra amici ci si dovrebbe aiutare. Chi lo sa... Magari gli si può rimediare una poltroncina vitalizia (il sogno di tutti i voltagabbana come lui) o forse sarebbe più indicato il seggiolone, visti gli strepiti. Chi lo sa...
Soprattutto dopo l'ultima votazione al Senato, quando i rappresentanti dello Stato sono stati chiamati a decidere sulla sospensione della riforma Castelli per il rimestamento del sistema giudiziario.
Essendo Ciampi un Senatore a Vita, ha sentito il dovere di esprimere la sua contrarietà alla pregiudiziale d'incostituzionalità presentata dalla CDL. Forse anche perchè, quando era in carica come Presidente della Repubblica, aveva rispedito alle camere il provvedimento dell'Ingegner Ministro poichè, come direbbe Calderoli, era una porcata.
Mai l'avesse fatto.
I Senatori leghisti non se lo sono fatti ripetere due volte ed hanno iniziato a sbeffeggiare Carlo Azeglio Ciampi nel loro solito modo colorito. Castelli ha subito affermato che, secondo lui è "una caduta di stile" dell'ex Presidente della Repubblica. Un'affermazione gentile, in confronto ai fischi e agli strepiti che accompagnarono la sua votazione sulla fiducia al Governo.
Dalle parti di Arcore, invece, ci sono andati giù pesante.
Portavoce dello sdegno è l'Onorevole Guzzanti (quello che non fa ridere) il quale, dal sito di Forza Italia, urla e bestemmia contro Ciampi e contro i Senatori a Vita tutti.
"Ciampi ha avuto cura delle propria immagine di galantuomo e anche noi abbiamo contribuito a dargliene una. Che pero’ e’ solo un’immagine, in quanto galantuomini si e’ negli atti, non nella faccia. Io non so ancora se abbiamo di fronte il galantuomo Ciampi o il coscritto Ciampi, il quale e’ uno che a domanda di Prodi e dei suoi si mette la cravatta e le bretelle e va a eseguire gli ordini". Ben gentile, non c'è che dire. Sarà lo stesso Guzzanti che si agitava come una ragazza pon pon per avere il Ciampi-bis? Chi lo sa...
Ma il bello viene quando si va a leggere quello che Guzzanti senior pensa dell'istituto dei Senatori a Vita:
"È una questione gravissima, perche’ ci troviamo di fronte a dei ’non-rappresentanti’ del voto popolare, i quali alterano gli equilibri politici". Se dovessimo parlare in gergo strettamente tecnico, neppure tu, Guzzanti, rappresenti il voto popolare, visto che siamo stati costretti a votare solo per dei cerchietti colorati con dentro una bandierina o un fiorellino. Chi lo sa, forse col maggioritario tu non avresti mai varcato la soglia del Parlamento. Chi lo sa...
"È grave il fatto che questa maggioranza, falsa e inesistente, militarizzi delle persone che si trovano in Senato in omaggio a una vecchia tradizione dei Savoia, perche’ in origine i senatori a vita erano degli illustri poeti, scienziati che per premio erano senatori. Qui invece, con la questione degli ex presidenti longevi della Repubblica ci troviamo di fronte a un’alterazione dell’espressione del voto popolare".
A parte che la maggioranza non militarizza nessuno. Proprio perchè Senatori a Vita, i Senatori a Vita si trovano al di fuori della dialettica politica e non devono osservare direttive di partito. Inoltre mi duole comunicare a Guzzanti che, fino ad oggi, anche la Casa delle Libertà ha usufruito dei Senatori a Vita e del loro voto. Dov'era Guzzanti il 18 maggio del 1994, quando vi fu un voto di fiducia che Berlusconi vinse per un solo voto (a garantirglielo: Agnelli, Cossiga e Leone)? Guzzanti ricorda per caso delle lamentele da parte della sinistra? O forse, a quel tempo era ancora comunista? Chi lo sa...
Il Senato è diventato, sempre secondo Guzzanti, una "Camera aristocratica in cui il voto viene espresso da gente che lo eredita per motivi diversi rispetto all’elezione popolare", ed inoltre "stanno tutti da una parte".
Tutti da una parte? Mi dispiace dover affermare che questa è una fesseria. Cossiga e Andreotti dove li mettiamo? Quest'ultimo persino candidato dalla CDL alla presidenza del Senato in opposizione a Marini.
Ma forse questo di Guzzanti è solo un modo un po' brusco per chiedere a Napolitano di farlo Senatore a Vita, un fondo sono ex-compagni, tra amici ci si dovrebbe aiutare. Chi lo sa... Magari gli si può rimediare una poltroncina vitalizia (il sogno di tutti i voltagabbana come lui) o forse sarebbe più indicato il seggiolone, visti gli strepiti. Chi lo sa...
19 settembre 2006
Oro, botulino e mirra
Come fa un misero essere umano a sopravvivere alla morte? Di solito fa molti figli, un po' come un coniglio. Oppure diventa qualcuno di famoso, qualcuno le cui opere siano ricordate nei secoli a venire; che so, uno scrittore, un pittore, un grande statista. Oppure, come facevano gli egizi, si costruisce una piramide a futura memoria.
Berlusconi sembra avere un grosso problema con il trapasso.
Ha molti figli, è vero, ma questo non gli basta. Ha tentato di farsi ricordare per le sue opere, le sue grandi opere, ma a quanto pare il ponte sullo stretto non vedrà mai la luce e il Mose non separerà mai le acque.
Ci ha provato con la scrittura, ma si sono accorti subito che aveva scopiazzato qua e là, rischiando anche una denuncia per plagio (vedi "caso Firpo"). Ci ha provato con la musica, ma si è fermato al pianobar e, nonostante gli sforzi, Apicella non vincerà mai Sanremo.
C'ha provato con la politica e sappiamo tutti com'è andata. Forse c'ha provato anche con la delinquenza, ma questo non posso dirlo con certezza anche per non beccarmi una querela.
Che cosa rimane?
Le piramidi.
O meglio, un sepolcro colossale.
Ecco un nuovo video dell'enorme tomba (per altro abusiva) di Silvio Berlusconi nella sua villa di Arcore. Sono permessi gli scongiuri durante la riproduzione del video.
Berlusconi sembra avere un grosso problema con il trapasso.
Ha molti figli, è vero, ma questo non gli basta. Ha tentato di farsi ricordare per le sue opere, le sue grandi opere, ma a quanto pare il ponte sullo stretto non vedrà mai la luce e il Mose non separerà mai le acque.
Ci ha provato con la scrittura, ma si sono accorti subito che aveva scopiazzato qua e là, rischiando anche una denuncia per plagio (vedi "caso Firpo"). Ci ha provato con la musica, ma si è fermato al pianobar e, nonostante gli sforzi, Apicella non vincerà mai Sanremo.
C'ha provato con la politica e sappiamo tutti com'è andata. Forse c'ha provato anche con la delinquenza, ma questo non posso dirlo con certezza anche per non beccarmi una querela.
Che cosa rimane?
Le piramidi.
O meglio, un sepolcro colossale.
Ecco un nuovo video dell'enorme tomba (per altro abusiva) di Silvio Berlusconi nella sua villa di Arcore. Sono permessi gli scongiuri durante la riproduzione del video.
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