30 agosto 2006

Una nuova piaga...

Questa foto mostra una delle cosiddette cluster bombs, conosciute anche col nome di bombe a grappolo. In realtà, questo modello è un po' vecchiotto, risale infatti agli anni '60, ma, da allora, il funzionamento di questi ordigni non è molto cambiato.
In pratica si compongono di un involucro (dispenser), che può essere riempito con 200-250 mini-ordigni esplosivi. La bomba può essere sganciata da aerei tattici, bombardieri d'alta quota, sparato da cannoni o da sistemi di lancio multiplo. Prima di toccare terra, il dispenser si apre, liberando il suo contenuto distruttivo. Le bombette (ognuna capace di fare a pezzi un uomo) sono dotate di piccoli paracadute e, una volta raggiunto il suolo, esplodono. Ogni dispenser è capace di coprire, con le bombe che porta, un perimetro ovale di circa 1500-2000 metri per 500-700. Se pensiamo che un aereo può trasportare fino a 300 dispenser, la superficie di territorio che può essere coperta con un unico lancio è immensa.
Ma il problema non si esaurisce qui: le mini-bombe non esplodono tutte toccando il suolo. Stime ufficiali dicono che la percentuale di bombe inesplose si aggira (per ogni dispenser) intorno al 5%. Percentuale che aumenta pericolosamente (anche oltre il 40%) se i lanci vengono effettuati, ad esempio, su delle città. Le mini-bombe, infatti, per avere il massimo della resa, devono esere sganciate in campo aperto. In città o nei centri abitati, molte bombe potrebbero rimbalzare o atterrare in maniera non corretta e rimanere inesplose.
Le vittime più numerose di questi ordigni, poi, sono proprio i bambini, che vengono attirati dalle mini-bombe, spesso rassomiglianti a lattine ed il più delle volte di colori sgargianti.
La Convenzione di Ottawa del 1997, ha vietato l'uso di mine antiuomo, indicandole come illegali, condannandone l'uso come contrario al diritto umanitario e definendo un crimine di guerra il loro impiego. Da allora, mentre sono scomparse (quasi) le mine antiuomo, si sono moltiplicati gli "avvistamenti" di cluster bombs. Non da ultima la guerra in Libano.
Lo stato di Israele ha approfittato, infatti, di questo conflitto per ripulire i suoi arsenali di un gran numero di vecchie cluster bombs, fornite dagli americani negli anni '70, quando iniziò la prima vendita di queste "armi di distruzione di massa". Molte delle cluster ritrovate in suolo libanese appartengono a stock militari risalenti all'epoca del Vietnam. Mark Garlasco di HRW ha affermato il ritrovamento di ordigni datati marzo 1973.

Il Mine Action Coordination Center dell'ONU, che ha del personale in Libano addetto alla ricerca di ordigni inesplosi, ha dichiarato di aver ritrovato numerose cluster in 249 punti del territorio a sud del fiume Litani. I modelli ritrovati, di fabbricazione americana, sono l'M-42, l'M-77 e il BLU-63.

Lo scopo di questi ordigni è la distruzione indiscriminata. Non sono armi di precisione e provocano danni a lunghissimo termine e con particolari rischi per la popolazione civile. Il loro uso non può essere definito se non criminale. La forza di pace che si va dispiegando in Libano con la missione Unifil II, dovrà tenere conto anche della massiccia presenza di cluster bombs e attrezzarsi per bonificare il territorio. Un lavoro che sarà lungo e pericoloso anche per i militari.

Risate a denti stretti


Un turista israeliano arriva all'aeroporto di Londra. Passando al controllo passaporti, è costretto a riempire un modulo. L'impiegato gli fa:"Occupazione?" e l'israeliano risponde stizzito:"No, sono solo in visita".
Questa è solo una delle tantissime battute che stanno circolando in Libano già da un bel po', riguardanti il conflitto appena concluso.
Una delle caratteristiche che fanno del popolo libanese un grande popolo, è certamente il senso dell'umorismo, uscito indenne dalle recenti devastazioni. Anzi, ridere si sta dimostrando il modo migliore per affrontare il difficile ritorno alla vita normale.
Un tizio corre disperato dal suo dentista a Beirut:"Dottore, dottore, presto, mi tolga il ponte, prima che me lo facciano saltare gli israeliani!"
Aneddoti, storielle e freddure, ormai sono scambiati ovunque: nei bar, tramite messaggini, sui volantini, alla radio.
Tre miliziani Hizbullah escono dai sobborghi di Beirut dopo un raid israeliano, facendo il segno della vittoria con le dita. In realtà no. Stanno solo mostrando che i palazzi rimasti in piedi sono due.
I temi, chiaramente, riguardano i recenti avvenimenti del Libano: gli israeliani, gli americani, gli arabi, la distruzione del paese, ma soprattutto, le battute sono essenzialmente autoironiche.
Il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert era seduto nel suo ufficio pensando a come invadere il Libano quando squillò il telefono:"Sono Abul Abed dal Libano, chiamo per dirle che abbiamo deciso ufficialmente di dichiarare guerra ad Israele". "Quant'è grande il vostro esercito?" chiese Olmert. "Per ora," rispose Abul Abed "ci siamo io, mio cugino Mustafa, il mio vicino Abu Khaled, e tutti gli amici del bar. In tutto otto". Olmert replicò:"Devo dirti, Abu Abed, che io ho un milione di uomini nel mio esercito, pronti a muovere ad un mio cenno". Abu Abed rimase un istante in silenzio, poi disse:" Signor Olmert, la dichiarazione di guerra è ancora valida, abbiamo la possibilità di rimediare un po' di equipaggiamento""E che equipaggiamento sarebbe, Abu Abed?" chiese Olmert. "Beh signore, abbiamo due Mercedes 180s e un trattore". "Devo dirti, Abu Abed, che noi abbiamo diecimila bombardieri e ventimila caccia. Il mio apparato militare ha anche missili teleguidati terra-aria, e mentre noi parliamo il mio esercito è arrivato a due milioni di uomini".
"Signor Olmert, rinunciamo alla nostra dichiarazione di guerra" disse Abu Abed. "Mi dispiace di sentirlo" disse Olmert "Come mai avete cambiato di colpo idea?" "Beh," rispose Abu Abed "non possiamo certo dare da mangiare a due milioni di prigionieri!"

Inoltre sembra che anche i pubblicitari abbiano di che guadagnarci dalla guerra. A volte, però, le idee risultano piuttosto di cattivo gusto. Le due foto, si riferiscono alla pubblicità di un noto liquore (in un paese arabo, per giunta), ed hanno fatto la loro comparsa in giro per Beirut già da qualche tempo. Inutile dire che il paese non ha bisogno di questo tipo di umorismo...

29 agosto 2006

Alla marsigliese

Diciamo la verità. Ai francesi, perdere la coppa del mondo, può, al massimo, averli infastiditi. Quello che li ha veramente mandati in bestia è che a fargli il mazzo a tarallo siamo stati noi italiani.
Sono talmente convinto del fatto che, ancora oggi, meditino vendetta per l'affronto subito dal loro straripante ego, che la decisione dell'ultimo minuto di Chirac di mandare una frotta di soldati in Libano, giurerei sia stata presa solo per non darci la soddisfazione di comandare la missione. Sarei pronto a scommetterci.
D'altro canto si moltiplicano gli esempi dell'astio che i francesi continuano a provare nei nostri confronti.

American idiots

Come soldati siamo delle pippe.
Non siamo capaci a combattere. Non dovremmo avere il diritto di guidare la missione in Libano: i soldati delle altre nazioni rischierebbero di fare la figura dei fessi con noi al comando. Non ci dovremmo proprio far vedere da quelle parti, dovremmo starcene a casa a cucinare i nostri makkaroni e zitti, farcene una ragione.
Questo è il sunto di un articolo, apparso sul sito di un quotidiano americano, New Republic, firmato da un certo Jeremy Kahn, un presunto giornalista.
Questo simpatico signore (possano cascarti gli occhi, lurido bastardo! N.d.A.) ha deciso di farci l'ennesima ramanzina, zeppa di lughi comuni da scoppiare, sul brutto vizio di noi italiani di pensare solo alla panza e alla salute: non sappiamo combattere, non sappiamo comandare, non siamo organizzati, siamo disordinati, ci laviamo poco. Viene da domandarsi come abbiamo fatto a non estinguerci.
Tanto per dare una parvenza di autorevolezza all'inutilità del suo scritto, il signor Kahn l'ha cosparso di esempi scientifici come il seguente:
"C'è una vecchia barzelletta che fa più o meno così: in paradiso, i poliziotti sono inglesi, gli ingegneri tedeschi, gli amatori francesi, i cuochi italiani, e tutto è organizzato dagli svizzeri. All'inferno, i polizziotti sono tedeschi, i cuochi inglesi, gli ingegneri francesi, gli amatori svizzeri, e tutto è organizzato dagli italiani..."
E dopo questa inconfutabile prova della nostra intrinseca incapacità, credo che bisognerebbe aprire una riflessione sulla nostra partecipazione alla missione Unifil in Libano. Se vogliamo meritarci il comando, dobbiamo dimostrare al mondo che abbiamo anche noi le palle, che siamo dei soldati fatti e finiti, che sappiamo spezzare le reni al nemico e rispedirlo sul bagnasciuga!
Grazie signor Kahn, per averci aperto gli occhi. D'ora in avanti faremo come voi americani, così saremo sicuri di non sfigurare di fronte all'opinione pubblica internazionale. Allora, per prima cosa, al diavolo la risoluzione delle Nazioni Unite. Facciamo sollevare i caccia dalla Garibaldi e mandiamoli a bombardare la valle della Bekaa col fosforo bianco, così come voi americani avete fatto tanto bene a Fallujah. Poi sbarchiamo sul territorio, preceduti da qualche salva di missili teleguidati, per radere al suolo qualsiasi resistenza. Occupiamo il paese, e chiudiamo un occhio con i ladri al museo archeologico di Beirut, tanto tutte le opere d'arte rubate finirebbero nelle mani di qualche collezionista del nostro paese, quindi possiamo solo guadagnarci.
Dopodichè installiamo, nel carcere di Tiro, un bel centro per le torture, facciamo le foto e le mandiamo su internet. Intanto, all'Elba costruiamo un carcere di massima sicurezza, dove non valgono le convenzioni internazionali e dove possiamo stipare tutti i presunti terroristi hezbollah senza fargli vedere neppure un avvocato, uguale uguale a Guantanamo.
Mentre facciamo tutto questo, diamo ordine ai soldati in Libano di sparare su donne e bambini (potrebbero essere dei nani terroristi travestiti!) e rasiamo al suolo un paio di ospedali e di acquedotti. Per ultimo, installiamo un governo compiacente, fatto di membri del consiglio d'amministrazione dell'Eni, così da fare affari d'oro con la nuova amministrazione, alla faccia della legalità internazionale e della Carta dell'ONU, esattamente come avete fatto voi in Afghanistan.
A questo punto non ci resterebbe altro che aspettare il plauso internazionale, sicuri di aver ottenuto il rispetto dalle altre nazioni, per aver dimostrato di sprizzare testosterone da ogni poro.
Grazie signor Kahn, grazie America! Sarà merito vostro se non perderemo la faccia!

Per non dimenticare

Questo video dev'essere fantastico. Io non sono riuscito a vederlo, purtroppo. Ero per terra, rotolandomi dalle risate.

28 agosto 2006

The Planet must go on

Il portavoce dell'Altissimo sulla Terra, il Papa Joseph Ratzinger, ha inoltrato alla nostra redazione un comunicato nel quale si chiede la rettifica del post sul Cespas pubblicato il giorno 26 Agosto. Nel comunicato si fa presente che la posizione del Centro di Studi non è necessariamente quella della Chiesa Ufficiale e che il Signore si è molto irritato per la nostra semplicistica analisi.
Nel comunicato, letto durante un'assemblea nella sede di Piazza San Pietro, si fa particolare menzione della necessità di un
"dialogo con i cristiani delle diverse confessioni", poichè "occorre impegnarsi ad avere cura del creato, senza dilapidarne le risorse". Il Papa ha anche aggiunto (in tono declamatorio): "Salviamo il Creato!", ed ha concluso che le risorse vanno condivise "in maniera solidale".
Ci scusiamo, quindi, con l'organizzazione che gestisce la Chiesa Ufficiale e con i fedeli di tale confessione. Speriamo, tuttavia, al più presto, di vedere un impegno concreto in tale direzione da parte sia della succitata organizzazione che dei succitati fedeli.

26 agosto 2006

Inquisitio sine qua non

Dal dizionario Gabrielli della lingua italiana.

Scienza: complesso organico e sistematico delle conoscenze, determinate in base a un principio rigoroso di verifica della loro validità.

Religione: disposizione dell'animo umano caratterizzata da devozione, timore, fiducia nei confronti di un essere superiore dal quale esso riconosce la propria dipendenza.

Insomma razionalità ed irrazionalità, mistero e scoperta, pensiero e fede, yin e yang, bianco e nero, acqua e fuoco, capra e cavoli. La storia ci dimostra che scienza e religione non sono mai riuscite ad andare d'accordo. Galileo ci ha rimesso la pelle per essere andato contro ai precetti ecclesiastici (peraltro aristotelici) e chissà quanti scienziati, nel corso dei secoli, si sono rosolati nel fuoco purificatore di un rogo inquisitorio. Il buon Sant'Uffizio ha mietuto più vittime tra i letterati e gli uomini di scienza che l'aviaria in un allevamento di pollame. Per non parlare di streghe e stregoni, di ebrei, di musulmani, di tutto ciò che era diverso e/o diabolico.
Al giorno d'oggi, la Chiesa ha sdoganato gran parte dei suoi preconcetti, anche a causa del fatto che risulterebbe ridicolo andare in giro a dire che il Sole gira intorno alla Terra e non il contrario, e anche per merito del fatto che non ha più potere sul territorio. Vi sono, però, sparse qua e là nel mondo, ancora delle sacche di resistenza che si battono per i diritti delle Sacre Scritture nei confronti della scienza e dell'innovazione.
Una di queste è il Cespas.
Cespas: Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo. Non fatevi ingannare dalla denominazione, in realtà assomiglia di più ad una filiale della Santa Inquisizione. In pratica, questo gruppo di "esperti" sta percorrendo la difficile strada della ricerca scientifica, basandosi sui precetti della fede cristiana. In particolare, la sua battaglia si combatte nel campo dell'ambientalismo e dello sviluppo sostenibile.
Il nostro blog è andato ad intervistarli per conoscerli meglio. Abbiamo incontrato il suo addetto alle PR, Monsignor De Torquemada (T).

A:Allora, Monsignore, come mai avete deciso di fondare il Cespas?
T:Perchè assistiamo ad un ritorno dell'utopismo romantico, dove prevalgono pessimismo, catastrofismo, irrazionalità, trasgressione e pensiero magico.

A:Sta parlando del movimento ambientalista?
T:Sì. Il tentativo della cultura ambientalista dominante è quello di capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra”.

A:Si, va bè, però l'uomo sta sfruttando le risorse del pianeta in modo eccessivo, non crede?
T:Noi cristiani abbiamo una visione teocentrica che tende alla verticalità, dove il creato ci è stato messo a disposizione del Signore per curarlo, svilupparlo e governarlo. Mentre una certa cultura ambientalista ha una visione orizzontale che tende verso il basso, con la tendenza a divinizzare la fauna e la flora.

A:Ma come fate a coniugare scienza e religione, non è pazzesco?
T:Coniugare la ricerca scientifica e le applicazioni tecnologiche in una dimensione etica dello sviluppo economico significa corrispondere all’amore del Creatore. In questo modo il benessere e lo sviluppo dell’umanità risplenderà nella bellezza del creato.

A:Si, però resta il fatto che il pianeta sta lentamente esaurendo le sue risorse...
T:Il Dio in cui noi cristiani crediamo è buono, e ama alla follia l’umanità, mentre una parte del movimento ambientalista parla di Gaia, una Dea pagana ostile e vendicativa che si ritorce contro l’uomo per ogni sua azione.

A:Insomma, secondo voi, la tutela dell'ambiente incontaminato dall'uomo e degli animali è una fesseria?
T:Quello a cui assistiamo oggi fa parte di quella “babele dei diritti” in cui per moda o peggio per ideologia si propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e del mondo inanimato viene contrapposta alla vita umana.

A:Aaah adesso è tutto chiaro! Senta, la vostra associazione è stata fondata da giornalisti de L'Avvenire, vi sentite autorizzati a mettere su delle tesi scientifiche?
T:No comment.

Si ringrazia il blog di Lameduck per l'ispirazione