26 agosto 2006

Inquisitio sine qua non

Dal dizionario Gabrielli della lingua italiana.

Scienza: complesso organico e sistematico delle conoscenze, determinate in base a un principio rigoroso di verifica della loro validità.

Religione: disposizione dell'animo umano caratterizzata da devozione, timore, fiducia nei confronti di un essere superiore dal quale esso riconosce la propria dipendenza.

Insomma razionalità ed irrazionalità, mistero e scoperta, pensiero e fede, yin e yang, bianco e nero, acqua e fuoco, capra e cavoli. La storia ci dimostra che scienza e religione non sono mai riuscite ad andare d'accordo. Galileo ci ha rimesso la pelle per essere andato contro ai precetti ecclesiastici (peraltro aristotelici) e chissà quanti scienziati, nel corso dei secoli, si sono rosolati nel fuoco purificatore di un rogo inquisitorio. Il buon Sant'Uffizio ha mietuto più vittime tra i letterati e gli uomini di scienza che l'aviaria in un allevamento di pollame. Per non parlare di streghe e stregoni, di ebrei, di musulmani, di tutto ciò che era diverso e/o diabolico.
Al giorno d'oggi, la Chiesa ha sdoganato gran parte dei suoi preconcetti, anche a causa del fatto che risulterebbe ridicolo andare in giro a dire che il Sole gira intorno alla Terra e non il contrario, e anche per merito del fatto che non ha più potere sul territorio. Vi sono, però, sparse qua e là nel mondo, ancora delle sacche di resistenza che si battono per i diritti delle Sacre Scritture nei confronti della scienza e dell'innovazione.
Una di queste è il Cespas.
Cespas: Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo. Non fatevi ingannare dalla denominazione, in realtà assomiglia di più ad una filiale della Santa Inquisizione. In pratica, questo gruppo di "esperti" sta percorrendo la difficile strada della ricerca scientifica, basandosi sui precetti della fede cristiana. In particolare, la sua battaglia si combatte nel campo dell'ambientalismo e dello sviluppo sostenibile.
Il nostro blog è andato ad intervistarli per conoscerli meglio. Abbiamo incontrato il suo addetto alle PR, Monsignor De Torquemada (T).

A:Allora, Monsignore, come mai avete deciso di fondare il Cespas?
T:Perchè assistiamo ad un ritorno dell'utopismo romantico, dove prevalgono pessimismo, catastrofismo, irrazionalità, trasgressione e pensiero magico.

A:Sta parlando del movimento ambientalista?
T:Sì. Il tentativo della cultura ambientalista dominante è quello di capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra”.

A:Si, va bè, però l'uomo sta sfruttando le risorse del pianeta in modo eccessivo, non crede?
T:Noi cristiani abbiamo una visione teocentrica che tende alla verticalità, dove il creato ci è stato messo a disposizione del Signore per curarlo, svilupparlo e governarlo. Mentre una certa cultura ambientalista ha una visione orizzontale che tende verso il basso, con la tendenza a divinizzare la fauna e la flora.

A:Ma come fate a coniugare scienza e religione, non è pazzesco?
T:Coniugare la ricerca scientifica e le applicazioni tecnologiche in una dimensione etica dello sviluppo economico significa corrispondere all’amore del Creatore. In questo modo il benessere e lo sviluppo dell’umanità risplenderà nella bellezza del creato.

A:Si, però resta il fatto che il pianeta sta lentamente esaurendo le sue risorse...
T:Il Dio in cui noi cristiani crediamo è buono, e ama alla follia l’umanità, mentre una parte del movimento ambientalista parla di Gaia, una Dea pagana ostile e vendicativa che si ritorce contro l’uomo per ogni sua azione.

A:Insomma, secondo voi, la tutela dell'ambiente incontaminato dall'uomo e degli animali è una fesseria?
T:Quello a cui assistiamo oggi fa parte di quella “babele dei diritti” in cui per moda o peggio per ideologia si propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e del mondo inanimato viene contrapposta alla vita umana.

A:Aaah adesso è tutto chiaro! Senta, la vostra associazione è stata fondata da giornalisti de L'Avvenire, vi sentite autorizzati a mettere su delle tesi scientifiche?
T:No comment.

Si ringrazia il blog di Lameduck per l'ispirazione

22 commenti:

Lameduck ha detto...

Discesa in Terra a miracol mostrare, Lameduck disse:
e dovresti sentire il Cesnur! (Leggere attentamente le avvertenze, può avere effetti collaterali, non somministrare ai minori di 16 anni)

attila ha detto...

Oddio! Questi non li conoscevo!

Ma perlomeno non si occupano di scienza, se non sbaglio...

E' divertente vedere la politica internazionale mescolarsi con libri contro il Codice Da Vinci, ha un nonsochè di approssimativo e guazzabugliesco che affascina...

nausy ha detto...

Caro Attila e soave Lameduck,

visto che scambiate la razionalità e la scientificità con la vostra superficialità di blogghisti progressist-pacifisti-scic,

vi propongo un paio di interventi che certamente alzeranno il livello intellettuale dello spazio di questo post, destinato, altrimenti, a rimanere la solita noiosa menata di luoghi comuni, rimasticati e sputati all'occorrenza...

buon appetito!

da :

http://www.storialibera.it/epoca_medioevale/inquisizione/l_inquisizione_tra_miti_e_interpretazioni.html


Jean DUMONT
L'inquisizione tra miti e interpretazioni (intervista a cura di M. Introvigne)
tratto da Cristianità, 14 (1986) marzo, n. 131, p. 11-13.

Jean Dumont, che ho incontrato a Torino in occasione di una conferenza sulla Rivoluzione francese organizzata il 26 febbraio 1986 da Alleanza Cattolica e da Amicizia Cattolica, è soprattutto noto -oltre che per un suo recente best-seller sulla Rivoluzione francese- per le sue ricerche sull'Inquisizione spagnola, un argomento di cui è considerato uno dei maggiori specialisti mondiali. Su questo tema, poco noto al pubblico italiano al di là dei miti e dei luoghi comuni, ho rivolto a Jean Dumont alcune domande.


La propaganda rivoluzionaria e il mito dell'Inquisizione spagnola
D. Nel suo volume sulla Rivoluzione francese vengono passati in rassegna i miti anti-cattolici diffusi dagli illuministi negli anni precedenti il 1789 e che preparano il clima rivoluzionario. Tra questi miti Lei non cita l'Inquisizione spagnola. Perché?

R. La polemica contro l'Inquisizione non è centrale nella letteratura anti-cattolica degli anni precedenti il 1789. Sull'argomento vengono diffusi soltanto uno o due opuscoli, mentre vi sono decine di testi su altri temi come il preteso genocidio del Perù o la pretesa corruzione morale nei conventi. Il vero mito dell'Inquisizione spagnola nasce più tardi, con l'invasione della Spagna e la propaganda -stampata del resto in Francia- di autori illuministi e liberali spagnoli come Juan Antonio Llorente. Vi è una ragione che spiega perché l'arma della polemica anti-inquisitoriale non sia stata usata prima del 1789: in Francia era ancora vivo il ricordo della letteratura propagandistica finanziata dal cardinale di Richelieu contro la Spagna, che accusava l'Inquisizione spagnola -al contrario- di non essere seria e di non perseguire a sufficienza i nemici della fede; si trattava di dimostrare -falsamente, peraltro- in funzione anti-spagnola che solo la Francia, figlia primogenita della Chiesa, difendeva davvero la fede.


Le diverse Inquisizioni
D. Nei suoi scritti sull'Inquisizione Lei distingue anzitutto fra Inquisizione francese, spagnola e romana in modo molto netto...

R. Per la verità i miei studi riguardano soprattutto l'Inquisizione spagnola, anche se molto recentemente ho raccolto documenti interessanti sull'Inquisizione francese e sulla crociata contro gli albigesi. Su quest'ultimo argomento credo significativo raccontare un piccolo aneddoto. Se si apre un qualunque testo scolastico francese di storia si legge che, nella crociata contro gli albigesi, è stata distrutta la città di Béziers e ne sono stati massacrati tutti gli abitanti. Ai capi militari della crociata, che chiedevano come distinguere tra abitanti albigesi e cattolici, il legato pontificio avrebbe risposto: «Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi». E' una frase famosa, che si radica nella memoria di tutti gli scolari francesi. Bene: eruditi locali hanno recentemente mostrato che a Béziers non vi erano albigesi, che la crociata non è passata da Béziers e meno che mai sono transitati dalla città «legati pontifici». Béziers fu messa a sacco -è vero in anni non lontani dalla crociata, ma nel contesto di una guerra feudale tra due famiglie della zona, del tutto priva di motivazioni religiose. Ma chi corregge i libri di testo? Per valutare l'Inquisizione francese delle origini occorre avere anzitutto una buona informazione sui catari: non si trattava di un movimento di pacifisti innocui, ma di bande di fanatici che predicavano l'assassinio dei nemici e il suicidio di massa -la famosa endura, una sorta di auto-genocidio-, quindi di un pericolo mortale per l'Europa, che l'Inquisizione francese ha definitivamente sconfitto, peraltro spesso con la mitezza e la tolleranza e solo raramente con la forza. A partire da Filippo il Bello l'Inquisizione francese diventa una sigla di cui si appropria il potere politico «laico» e su cui la Chiesa non ha più alcun controllo effettivo. I tribunali «inquisitoriali» che processano i templari e poi Giovanna d'Arco non sono più la vera Inquisizione, ma manifestazioni del potere «laico».
Quanto all'Inquisizione romana -su cui molti studi restano da fare- la mia impressione, come specialista dell'Inquisizione spagnola, è di trovarmi di fronte a una realtà per certi versi dilettantesca, priva della competenza e della sapienza giuridica che si manifestano in Spagna. Spesso gli inquisitori romani non sono inquisitori di professione, ma personaggi di curia impegnati in mille altre cose e che, occasionalmente, esercitano questa funzione giudiziale. Questa circostanza -mi pare- potrebbe spiegare certi errori evidenti e certe severità eccessive che talora appaiono frettolose. Quando parlo di severità eccessive non dimentico, naturalmente, che anche l'Inquisizione romana, nei suoi periodi più duri, era pur sempre più tollerante dei tribunali «laici» delle stesse epoche; e delle Inquisizioni protestanti, che erano davvero durissime come hanno mostrato gli studi recenti di Jean-Marc Brissaud che -come direttore di collane editoriali- ho contribuito a far pubblicare.


All'origine dell'Inquisizione spagnola
D. La sua tesi centrale sull'Inquisizione spagnola -come emerge dai suoi libri- è che si è trattato di un'istituzione necessaria, indispensabile e che ha evitato guai peggiori...

R. Raramente chi parla dell'Inquisizione spagnola adotta il punto di partenza corretto che è la questione ebraica in Spagna. Il problema era antico: già in epoca romana l'Andalusia veniva chiamata «la seconda Palestina» per il gran numero di ebrei che vi si erano stabiliti fin da tempi antichissimi, seguendo i fenici. Si calcola che in epoca imperiale il venticinque per cento della popolazione andalusa fosse ebrea, con punte del trentatrè per cento nelle grandi città come Siviglia e Cadice. Certi studiosi sostengono che una intera tribù d'Israele, la tribù di Giuda, si era trasferita in Andalusia. Con il cristianesimo questi ebrei non si convertono, recentemente sono stati pubblicati i documenti completi del primo concilio nazionale nella storia della Chiesa, il concilio di Elvira agli inizi del IV secolo, dove si può dire che non si è parlato altro che degli ebrei andalusi. Mille anni dopo, nel secolo XV, il problema si poneva in modo diverso. Molti ebrei si erano convertiti al cattolicesimo formando una classe di conversos che dominava l'economia la cultura e talora anche le cariche ecclesiastiche, suscitando il rancore dei cattolici di origine non ebraica, che a poco a poco si vedevano sfuggire tutte le posizioni di potere. Il rancore diventa violenza quando, in alcuni casi evidenti, gruppi di conversos rivelano chiaramente che la loro adesione al cattolicesimo è stata puramente formale e mossa dal desiderio di occupare cariche pubbliche -riservate ai cattolici- celebrando in pubblico riti inequivocabilmente giudaici o «giudaizzando» i riti cattolici. E' un fatto noto agli storici e largamente provato che, a un certo punto, nella cattedrale di Cordoba si celebrava un ufficio che aveva ben poco di cattolico e dove tutti i riferimenti culturali erano giudaici. A partire dal 1391 esplodono in Spagna episodi di violenza popolare contro gli ebrei, sia di religione giudaica che conversos, che fa molti morti: e sarebbe stato un bagno di sangue senza il ricorso all'Inquisizione, richiesto insistentemente al re da molti autorevoli conversos. Qual è dunque lo scopo primo dell'Inquisizione? Colpire i falsi conversos che hanno finto la conversione per ragioni di convenienza e che «giudaizzano» i riti cattolici. Ma qual è il rovescio della medaglia? L'Inquisizione, colpendo una ridotta percentuale di conversos, certifica che tutti gli altri conversos -la stragrande maggioranza, quella che non viene colpita- è composta da veri cattolici e da veri spagnoli, che nessuno ha il diritto di discriminare e meno ancora di attaccare con la violenza. Dal momento in cui nasce l'Inquisizione spagnola i promotori di tumulti anti-giudaici perdono qualunque giustifcazione, vengono colpiti dal potere reale e in pochi anni i tumulti spariscono. Colpendo una minima percentuale di conversos fittizi l'Inquisizione ha salvato gli ebrei convertiti di Spagna dalle invidie e dai tumulti e ne ha garantito la prosperità: sono di origine ebraica Diego Lainez, il grande protagonista del Concilio di Trento, molti gesuiti, grandi famiglie come gli Acosta di Medina del Campo -che daranno cinque fratelli, i famosi padri Acosta, alla Compagnia di Gesù- e i marchesi di Cadice, poi noti come duchi di Arcos. Ma ancora: a chi la Chiesa mette in mano l'Inquisizione? A conversos, a cattolici di origine ebraica come Tomás de Torquemada e come il suo successore Diego Deza. Garanzia di un trattamento senza pregiudizi anti-giudaici; e forse ragione occulta delle incredibili menzogne che tutta una letteratura di propaganda ha diffuso su questi personaggi. Pochi sanno che lo stesso Torquemada è uno dei maggiori mecenati e protettori di artisti della sua epoca: tutto il magnifico complesso di San Tommaso d'Avila, il vertice del gotico spagnolo, è il frutto del mecenatismo di Tomás de Torquemada, a cui deve molto anche la grande pittura di Pedro de Berruguete. Ma desterà ancora maggiore stupore sapere che Tomás de Torquemada è stato un inquisitore generale relativamente mite e liberale, che si è battuto per ottenere ampie amnistie come quella del 1484, di cui ha beneficiato il nonno di santa Teresa d'Avila, un ebreo converso sorpreso a «giudaizzare», che con l'amnistia si ritrova libero e riabilitato fino a potere diventare direttore delle finanze reali ad Avila. Tra l'altro, la pena a cui era stato condannato non era poi terribile: doveva visitare in abito da penitente un certo numero di chiese tutti i venerdì.


I fatti e le cifre
D. L'obiezione che le è stata talora rivolta è che -se anche le dimensioni quantitative delle condanne dell'Inquisizione sono state esagerate e vanno riviste- resta pur sempre vero che un certo numero di uomini ha perso la vita per le proprie idee, un fatto a cui la coscienza moderna afferma di ribellarsi...

R. Anzitutto l'esagerazione relativa aile cifre è stata talmente clamorosa da far concludere alla falsificazione deliberata. Vi sono ancora in circolazione libri che parlano di centinaia di migliaia di vittime dell'Inquisizione spagnola: libri scritti da persone che ricopiano fonti propagandistiche dell'Ottocento e che non sanno neppure che dagli archivi possono essere ottenute informazioni quasi complete. Uno studio quantitativo, condotto anche con l'aiuto del computer, dei processi dell'Inquisizione spagnola è in corso, ma vi sono già dei risultati parziali. Uno specialista danese, Gustav Henningsen, completato lo spogliò di cinquantamila processi che coprono l'arco di centoquarant'anni, ha reperito circa cinquecento casi di condanne a morte eseguite, cioè l'uno per cento. Altri studiosi hanno confermato questi dati.
L'Inquisizione spagnola è figlia della sua epoca, e va paragonata a fenomeni analoghi in altri paesi, per esempio alle decine di migliaia di morti della repressione anti-cattolica in Irlanda e in Inghilterra. Quanto alla coscienza moderna, è poi così certa di essere più tollerante di ieri? La repressione ideologica, religiosa, razziale comunista o nazionalsocialista ha fatto milioni di morti, mille e più volte dell'Inquisiione spagnola. E l'alternativa all'Inquisizione spagnola -come ho accennato- sarebbe stata la furia cieca e sanguinaria dei tumulti anti-ebraici e della guerra civile. Non è poi del tutto esatto dire che le vittime dell'Inquisizione spagnola sono morte «per le loro idee»; nessun ebreo dichiarato è stato condannato perché tale, mentre sono stati condannati coloro che si fingevano cattolici per ricavarne vantaggi. Come tutti i tribunali, l'Inquisizione ha commesso errori; ma doveva essere un tribunale prudente, se lo spoglio degli archivi sta rivelando che un processo su cento portava il condannato alla pena capitale. Degli altri novantanove si penserà forse che esponessero il reo ai famosi orrori delle «prigioni dell'Inquisizione». In realtà, solo recentemente gli storici hanno scoperto -è ormai un fatto indiscusso- che le formule «prigione perpetua» e «prigione irremissibile» non significano affatto l'ergastolo, ignoto in Spagna. La «prigione perpetua» durava in genere cinque anni e quella «irremissibile» otto. Le prigioni dell'Inquisizione erano fra le migliori dell'epoca e molti istituti moderni a favore dei detenuti risalgono all'Inquisizione spagnola: il trasferimento in casa o in convento dei detenuti anziani e ammalati, per esempio, così come la semi-libertà. Tutto questo in un'epoca in cui il carcere «laico» era -quello sì- spesso spaventoso. Vale la pena, forse, di aggiungere una parola sulla tortura: era comune all'epoca nella procedura «laica», mentre le istruzioni degli inquisitori generali raccomandano di farvi ricorso con la più grande parsimonia. Anche qui parlano i verbali e gli archivi: nell'epoca di maggiore voga della tortura, in Spagna, a Valenza, su duemila processi dell'Inquisizione, nell'arco che va dal 1480 al 1530, sono stati ritrovati dodici casi di tortura. La proporzione in altre epoche e altre città in genere non è la stessa: è minore.
Ho insistito sui processi contro i giudaizzanti e i falsi conversos perché statisticamente rappresentano la grande maggioranza dei processi dell'Inquisizione spagnola; sono molti meno i casi in cui sono stati presi in considerazione musulmani falsamente convertiti, e pochissimi i casi di repressione di umanisti o di illuministi. I seguaci spagnoli di Erasmo, che ho particolarmente studiato, tra cui i Valdés -di cui ho ritrovato gli archivi- sono stati disturbati, ma mai seriamente perseguiti. E chi viene presentato come grande martire illuminista degli ultimi anni dell'Inquisizione? Pablo de Olavide. Per dare un esempio ai lettori e diffusori dei filosofi francesi -i cui libri, teoricamente vietati, sono stati ritrovati in gran copia nelle biblioteche spagnole del Settecento- Pablo de Olavide viene condannato dall'Inquisizione, nel 1778, alla prigione «irremissibile», dunque -come sappiamo- a otto anni, da scontare in convento anziche in prigione a causa della sua malattia. Appena in convento, Pablo de Olavide protesta di aver bisogno di cure termali, e viene mandato alle terme in Castiglia. Poiché queste non gli giovano, protesta di nuovo chiedendo di essere mandato ad altre terme in Catalogna. Anche stavolta l'Inquisizione lo accontenta, e così da una stazione termale vicina al confine può facilmente rifugiarsi in Francia dove viene accolto come martire dell'Inquisizione destinato ad una lunga carriera sui libri di testo; i quali -tra l'altro- dimenticano di dire che Olavide, anni dopo, sarà convertito dal terrore rivoluzionario e, da illuminista che era, chiuderà la sua vita scrivendo in difesa della religione.


Il futuro del mito
D. Il mito relativo all'Inquisizione è stato in parte demolito: ma le ricerche degli specialisti non sono affatto conosciute dal grande pubblico. Prevede qualche modifica a questa situazione nel prossimo futuro?

R. Circa la Francia sono scettico. In Spagna passo gran parte del mio tempo, e mi sembra che sia rimasto almeno qualcosa di quello spirito che spingeva il popolo a firmare in massa, nel tardo Settecento, petizioni di protesta contro l'abolizione dell'Inquisizione. Le voglio raccontare una delle esperienze più interessanti della mia vita. Dopo la pubblicazione del mio volume sull'Inquisizione spagnola, la Gran Loggia della massoneria francese -e sappiamo che importanza ha l'Inquisizione nella propaganda massonica- mi ha invitato, nell'ottobre del 1983, a tenere una conferenza a porte chiuse, con successivo dibattito ai massoni di venti diverse logge francesi e a una delegazione di massoni spagnoli. Una conferenza bizzarra: come oratore ero messo in una posizione quasi laterale al pubblico, che rimaneva in ombra in modo che non potessi distinguere bene le persone. Ho riassunto il mio libro senza omettere nulla, e alla fine il gran maestro ha introdotto il dibattito con un attacco durissimo, dicendo che il mio intervento era stato provocatorio. Da parte mia, non avevo promesso niente di diverso. Ebbene, uno dei massoni spagnoli si è alzato e ha detto che le critiche del gran maestro erano fuori posto, e che la lezione da trarre dalla mia conferenza era che bisogna smettere di attaccare la Chiesa con argomenti ormai storicamente inaccettabili e che rischiano di essere confutati. Qualche tempo dopo questo signore -un avvocato molto noto a Malaga- è venuto a trovarmi in Spagna e mi ha raccontato un episodio che mostra come il popolo spagnolo -che può avere punte di anticlericalismo feroce- conserva un certo rispetto per la sua storia. Raccontava questo massone spagnolo di essersi fermato in un caffè di periferia pieno di operai in tuta arringati da un pastore protestante -vi è una vera offensiva protestante in Spagna- che li invitava a una riunione. A un certo punto, di fronte alle insistenze del pastore, un operaio aveva dato questa risposta, in cui vi è tutta una certa Spagna: «Senti, amico, io sono ateo. Non credo neppure al Dio cattolico, che è il vero Dio. Figuriamoci se credo al tuo...».



Jean Dumont: elementi biobibliografici

Jean Dumont è nato a Lione nel 1923. Si è laureato prima in storia e filosofia e poi in giurisprudenza, rispettivamente a Lione e a Parigi. Insieme a Régine Pernoud e a Philippe Ariès incarna la scelta -tipicamente francese- di svolgere la professione di storico al di fuori delle università, a contatto diretto e spesso itinerante con gli archivi. Da oltre quarant'anni in qualità di direttore editoriale ha curato collane storiche presso importanti editori francesi, da Grasset al Club des Amis du Livre, da François Beauval a Famot. In questa veste ha pubblicato -ma spesso anche ideato, commissionato, rivisto, annotato- oltre mille opere storiche, diventando un punto di riferimento imprescindibile per tre generazioni di cultori francesi della materia. Infaticabile ricercatore di inediti, ha ritrovato fra l'altro il salterio di Anna Bolena -un documento cruciale per la storia della Riforma- e gli archivi delle famiglie spagnole Valdés e Cervantes. A fronte di questa enorme mole di attività è diventata quasi un hobby la traduzione di opere straniere, dove Jean Dumont si è fatto notare come divulgatore della letteratura italiana, volgendo nella sua lingua, fra le altre, opere di Corrado Alvaro e di Massimo Bontempelli.

Maestro capace di suscitare e di organizzare intorno a sé il lavoro degli storici, Jean Dumont è anche uno storico di fama mondiale per le sue ricerche sulla vita religiosa soprattutto dei secoli dal Cinquecento al Settecento in Spagna, nelle colonie spagnole e in Francia. Particolarmente noti e autorevoli sono i suoi lavori sulla Inquisizione spagnola, in parte raccolti nel volume Procès contradictoire de l'Inquisition espagnole (Famot, Ginevra 1983). Convinto della necessità di diffondere capillarmente la cultura storica e di sfatare i luoghi comuni propagati dalle ideologie, Jean Dumont ha raggiunto il grande pubblico con due best-seller: L'Eglise au risque de l'histoire (Criterion, Limoges 1982), una rassegna di «miti» sulla storia della Chiesa, e La Révolution française où les prodiges du sacrilège (Criterion, Limoges 1984). Quest'ultima opera -recensita da molti settimanali e quotidiani di lingua francese in vari paesi- è stata riassunta e commentata per la prima volta in Italia in un saggio di Massimo Introvigne (La Rivoluzione francese: verso una interpretazione teologica? in Quaderni di «Cristianità», anno I, n. 2, estate 1985, pp. 3-25) e, fra altri riconoscimenti, è valso a Jean Dumont il singolare privilegio di essere chiamato a collaborare come consulente -lui, critico spietato della Rivoluzione- con il comitato costituito a Parigi dal sindaco Jacques Chirac per preparare le manifestazioni culturali che ricorderanno nel 1989 il secondo centenario della presa della Bastiglia.





Da:

http://www.voyager.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,121%5E5170,00.html





INQUISIZIONE

Vittime a centinaia di migliaia, torture, roghi, terrore, oscurantismo...
Secoli e secoli di persecuzioni e intolleranza in nome della religione. Tutto questo si riassume in una sola parola: Inquisizione...
Ma le cose sono andate davvero come si dice?

La Santa Inquisizione gode di pessima fama anche perché ha colpito personaggi illustri, considerati
campioni del libero pensiero. Galileo Galei, ad esempio, fu costretto a ritrattare le sue teorie astronomiche mentre il filosofo Giordano Bruno, che non volle scendere a compromessi, finì come eretico sul rogo a Campo dei Fiori, a Roma...

Ma furono davvero così tante le streghe, i maghi e gli eretici a fare la fine di Giordano Bruno?

Qualche anno fa Papa Giovanni Paolo II ha chiesto pubblicamente scusa per gli eccessi dell'Inquisizione. L'ha fatto dopo aver convocato un simposio di studiosi di tutto il mondo, incaricati di scrivere, una volta per tutte, la storia della terribile Inquisizione...
Ma qualche mese fa, con la pubblicazione degli atti di quel convegno, sono arrivate alcune sorprese. Insomma, l'Inquisizione forse non era così terribile come si è sempre creduto...

L'Inquisizione vera e propria nasce nel 1233, anno in cui Papa Gregorio IX incarica i Domenicani di contrastare le varie eresie presenti all'epoca. A far decidere il papa fu uno dei più celebrati sovrani del Medioevo, Federico II di Svevia che, benché scomunicato più volte e perennemente in lotta col Papa, fu il primo a mandare al rogo gli eretici. Il sospetto che Federico II sfruttasse la scusa dell'eresia per appropriarsi dei beni delle vittime, indusse Gregorio IX a ordinare che gli imputati fossero sottratti alla giustizia civile a favore dell'Inquisizione, solo tribunale legittimato a giudicare in materia di fede.
Iniziava così una vicenda lunga sei secoli: infatti l'Inquisizione ha operato formalmente fino alla prima metà del 1800. E oggi, con fini e soprattutto modi molto diversi, è stata sostituita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma la sede è rimasta quella...

Secondo gli studiosi di orientamento cattolico la grande distanza che c'è tra realtà storica dell'Inquisizione e la sua Leggenda Nera ha una precisa origine: la prevenzione anti-cattolica della cultura illuminista della fine del '700. Fu alla vigilia della Rivoluzione Francese infatti che iniziò a prender piede la polemica sull'Inquisizione, poi divampata nel secolo successivo con libelli e romanzi...
Insomma, gli studi più recenti danno dell'operato dell'Inquisizione un quadro sicuramente meno drammatico di quanto comunemente si crede. Vediamo alcune cifre...
L'Inquisizione spagnola celebrò circa 125 mila processi con meno di 1.300 condanne a morte, vale a dire l'1% degli imputati. Anche sul fronte delle streghe i dati andrebbero rivisti: tra la metà del '400 e la fine del '600 le persone giustiziate in Europa perché accusate di essere streghe o stregoni, oscilla tra le 45 mila e i 60 mila. Tanti ma molto meno dei milioni di cui si è parlato. E comunque quelle vittime andrebbero imputate non solo all'Inquisizione cattolica ma anche a quella protestante e a quella civile, attivissime nei paesi dell'Europa del Nord.
Dati che sembrerebbero non lasciare spazio a dubbi. Ma invece c'è chi pensa che l'Inquisizione sia stata davvero terribile e sanguinaria. I sostenitori di questa idea affermano infatti che i dati sono tendenziosi perché rispecchiano solo una parte della documentazione. Molti atti sono andati infatti distrutti.

La distanza tra quello che ci dice la documentazione e quanto comunemente si immagina è, a tratti, abnorme. Per gli storici in Spagna, Portogallo e Italia, i tre paesi cattolici per eccellenza, finirono sul rogo circa 100 streghe. Infinitamente meno di quelle vittime dei tribunali civili, a cui è da attribuire il grosso delle pene capitali.
Alcuni addirittura sottolineano come molti imputati chiedevano di essere giudicati dai tribunali ecclesiastici perché meno severi di quelli civili. E, quando in Spagna, nel Settecento, si decise di abolire l'Inquisizione, ci furono petizioni di massa per chiedere la revoca del provvedimento

Comunque la si voglia vedere, probabilmente però una correzione del giudizio sull'oscurantismo della Chiesa cattolica va messo in conto. Se non altro per episodi come quello con cui si chiude questa inchiesta.
L'Inquisizione promosse in vari paesi vere e proprie crociate contro gli eretici come gli albigesi o i catari. Della lotta contro gli albigesi si racconta un celebre aneddoto, relativo al massacro degli abitanti di Bèziers, in Francia. A chi gli chiedeva come distinguere, tra gli abitanti, tra chi era eretico e chi invece un buon cristiano, il Legato pontificio avrebbe risposto: "Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi".
Beh, gli storici hanno poi appurato che a Bèziers non c'erano albigesi, che nessuna crociata passò mai da quelle parti dove, tra l'altro, non risulta la presenza di legati pontifici. Però la città venne realmente messa a ferro e fuoco. Ma la cosa accadde nel quadro di una guerra feudale tra famiglie locali. Almeno in questo caso, nessuno deve chiedere scusa.




E per sapere anche ciò che successe dalle parti a voi tanto care:


Da:

http://www.karamazov.it/tragedia_rivoluzione.htm


La tragedia della Rivoluzione
francese


Un'aula della Sorbona, a Parigi. Fuori un tiepido gennaio. Dentro comincia la prima lezione dell'anno 1989. Sulla cattedra è il professor Pierre Chaunu, una delle autorità per la storia moderna, membro dell'Institut de France, con una sessantina di titoli al suo attivo.
Esordisce in tono sarcastico: “Dunque questa è la prima lezione dell'anno: voi sapete che cadono nell'89 una quantità di anniversari importanti”. E snocciola una filza di eventi storici, scientifici, economici, ma neanche una parola sulla Grande Commemorazione, quella che infiamma la Francia da otto anni: “Ho dimenticato qualcosa?” chiede beffardo il professor Chaunu, “no, non mi sembra ci sia altro di importante da ricordare”.
È stato il Grande Guastafeste del bicentenario della Rivoluzione. Brillante, corrosivo, preparatissimo, ha appena dato alle stampe un libro di fuoco, La révolution declassée, dove fa a pezzi il mito della Rivoluzione dell'89 e soprattutto il conformismo degli intellettuali di corte e la retorica di regime di questo bicentenario. I suoi stessi avversari non osano contestarlo: persino Max Gallo, obtorto collo, lo ha definito “un ottimo storico”. Ed è praticamente invulnerabile, non essendo né cattolico, né reazionario (è infatti protestante e liberale). C'è una lunga tradizione liberale di critica aspra alla Rivoluzione, che comincia addirittura a fine Settecento con l'inglese Edmund Burke. Ma Chaunu si è spinto oltre. Ha guidato le ricerche di alcuni giovani e brillanti storici francesi fra documenti e dossier finora rimossi dalla storiografia ufficiale, e ne sono venuti fuori libri esplosivi, sconvolgenti, come quelli di Reynald Secher sul genocidio della Vandea. Incontriamo Chaunu nella sua casa di Caen.
Professore, il suo libro è uscito in Francia a marzo, già da alcuni anni lei si è ribellato al coro degli intellettuali e alle ingiunzioni del potere politico, contestando la legittimità di queste celebrazioni. Perché?
È una mascherata indecente, un'operazione politica elle sfrutta le stupidaggini che la scuola di Stato insegna sulla Rivoluzione. Pensi alle bétises del ministro della Cultura Lang: “L’89 segna il passaggio dalle tenebre alla luce”. Ma quale luce? Stiamo commemorando la rivoluzione della menzogna, del furto e del crimine. Ma trovo scioccante soprattutto che, alle soglie del '92, anche tutto il resto d'Europa festeggi un periodo dove noi ci siamo comportati da aggressori verso tutti i nostri vicini, saccheggiando mezza Europa e provocando milioni di morti. Cosa c'è da festeggiare? Eppure qua in Francia ogni giorno una celebrazione, il 3 aprile, il 5, il 10. È grottesco.
Ma è stato comunque un evento che ha cambiato la storia.
Certo, come la peste nera del 1348, ma nessuno la festeggia. Ad un giornalista tedesco ho chiesto: perché voi tedeschi non festeggiate la nascita di Hitler? Quello è sobbalzato sulla sedia. Ma non è forse la stessa cosa?
Dica la verità, lei è diventato reazionario. Ce l'ha con la modernità?
lo sono liberale, con una certa simpatia per l'illuminiamo tedesco e inglese. Ma proprio questa è la grande menzogna che pare impossibile poter estirpare: tu sei contro la Rivoluzione, dunque tu sei contro la modernità, sei per la lampada a petrolio e per la carrozza a cavalli. Al contrario. Io sono contro la Rivoluzione francese proprio perché sono per la modernità, per la penicillina, per il vaccino contro il vaiolo. Perché non festeggiamo Jenner che con la sua scoperta, dal '700 a oggi, ha salvato più di un miliardo di vite umane? Questo è il progresso. La Rivoluzione ha semmai bloccato il cammino verso la modernità; ha distrutto in pochi anni gran parte di ciò che era stato fatto in mille anni. E la Francia, che fino al 1788 era al primo posto in Europa, dalla Rivoluzione non si è più sollevata.
Ma lei lo può dimostrare?
Guardi, circa trent'anni fa ho contribuito a fondare la storia economica quantitativa, e oggi, con i modelli econometrici, chiunque può arrivare a queste conclusioni. Sono fatti e cifre. Tutte le curve di crescita del mio Paese si bloccano alla Rivoluzione. Era un Paese di 28 milioni di abitanti, il più sviluppato, creativo, evoluto, con un trend da primato: la Rivoluzione, insieme alle devastazioni sull'apparato produttivo, ha scavato un abisso di due milioni di morti, un crollo di generazioni che ha accompagnato il crollo economico.
Nella produzione media procapite, Francia e Inghilterra, i due Paesi più sviluppati del mondo, avevano rispettivamente, nel 1780, un indice 110 e 100. Ebbene nel 1815 la Francia era precipitata a 60, contro 100 dell'Inghilterra, che da allora non ha avuto più concorrenti. È stato il prezzo della Rivoluzione.
Ce ne spieghi almeno un motivo.
Attorno al '93 - e per un decennio - la Francia ha cominciato a vivere al 78 per cento del prelievo sul capitale e per il 22 per cento sulle tasse e le rendite, che non venivano reinvestite, ma consumate, bruciate e rubate per arricchire la Nomenklatura. È stata una dilapidazione spaventosa, un impoverimento storico. Quando Chateaubriand è tornato in Francia, nel 1800, ha avuto un'intuizione fulminante: “è strano: da quando sono partito non hanno più pitturato persiane e porte". Quando le finestre sono sverniciate e le latrine non funzionano può star certo che c'è stata una rivoluzione.
Ma comunque la Rivoluzione ha spalancato il pensiero umano.
Oh, santo cielo! Ma è stata una colossale distruzione di intelligenze e di ricchezze.
Se lei taglia la testa a Lavoisier, il fondatore della chimica moderna, a 37 anni, il costo per l'umanità è enorme. Moltiplichi quel caso per cento. Come finì tutta l'élite scientifica e intellettuale? Quelli che non sono emigrati sono stati massacrati. Una perdita gigantesca. Sarebbe questa la conquista della civiltà?
Il 43 per cento dei francesi, nel 1788, sapeva firmare, sapeva scrivere. Dopo la Rivoluzione si crolla al 39 per cento, perché si erano sottratti i beni alla Chiesa (che per secoli aveva educato il popolo) e si erano distribuiti alla Nomenklatura.
E le chiese trasformate in porcili e i tesori d'arte devastati.
E' vero: fecero a pezzi le statue di Notre Dame, distrussero Cluny, e quasi tutte le chiese romaniche e gotiche...
Le ripeto: furto, menzogna e crimine, questa è la vera trilogia della Rivoluzione, che ha messo a ferro e fuoco l'Europa.
I francesi sono persuasi che la democrazia sia nata nell'89 e che l'umanità abbia imitato loro. È pazzesco! In realtà la sola rivoluzione da festeggiare sarebbe quella inglese del 1668: da lì è venuto il sistema rappresentativo e il governo parlamentare, lo Stato liberale che tutta Europa ha imitato.
Ma qualcosa di buono ci sarà pùr stato: per esempio la Dichiarazione dei diritti dell'uome e del cittadino.
Quello fu l'inganno più perverso. Le due Costituzioni più democratiche che siano mai state fatte sono quella sovietica di Stalin del 1936 e quella dei ghigliottinatori francesi del 1793. I loro frutti furono orrendi. Al contrario, il Paese che ha fondato la libertà, l'Inghilterra, non ha mai avuto Costituzioni. Delle Dichiarazioni io me ne infischio! E d'altra parte libertà, fraternità e uguaglianza non esistono che davanti a Dio. Le dirò che il miglior giudizio sulla Dichiarazione dei diritti dell'uomo lo formulò Fustelle de Coulange, il più grande storico francese dell'800 e mio predecessore all'Accademia di scienze morali e politiche. Egli disse: questi principi hanno mille anni, semmai la Dichiarazione li formula in modo un po' astratto. Ma una cosa nuova c'è: hanno spacciato dei principi antichi per una scoperta loro e l'hanno usata come un'arma contro il passato. Questo è perverso.
La conseguenza politica della Filosofia dei Lumi, no?
No. L’Illuminismo c'è stato in tutta Europa. Kant non era certo da meno di Voltaire. Ma la Rivoluzione c'è stata solo qui da noi. Non si può certo credere che i francesi fossero gli unici a pensare, in Europa. Dunque non c'è un nesso storico. È una menzogna anche parlare di fatalità storica, inevitabile. La persecuzione contro la Chiesa e il progetto di sradicare il cristianesimo dalla Francia ebbe come sua prima causa degli interessi finanziari, non questioni metafisiche.
Ci spieghi, professore.
Nel XVII secolo tutti gli Stati europei hanno istituzioni rappresentative. La Francia però, a poco a poco, le lasciò cadere in desuetudine. Per questo divenne una sorta di paradiso fiscale, perché - è noto - non si possono aumentare le imposte senza istituzioni rappresentative. Un esempio: la pressione fiscale fra 1670 e 1780 in Francia rimane ad un indice 100, mentre in Inghilterra sale da 70 a 200, in proporzione. La Francia si trova così ad avere uno Stato moderno, un moderno esercito, 450mila uomini, una potenza di prim'ordine, ma con risorse finanziarie vicino alla bancarotta perché per poterle mantenere come l'Inghilterra dovrebbe aumentare le tasse del 100 per cento.
Dunque viene chiamata ad affrontare la questione la rappresentanza del popolo, gli Stati generali.
Sì, i rappresentanti eletti però sono la più colossale assemblea di dementi che la storia abbia mai visto. Irresponsabili. Sfrenati solo nelle pretese, perché nessuno voleva farsi carico dei sacrifici (basti pensare che fra i deputati del Terzo stato c'erano un banchiere, 30 imprenditori e 622 avvocati senza causa). Non capiscono nulla di economia, hanno chiaro solo che a pagare devono essere gli altri. Così cominciano a vedere cosa possono confiscare: prima sopprimono la decima alla Chiesa, che nessuno nel popolo chiedeva di sopprimere perché significava sopprimere i finanziamenti per le scuole e gli ospedali. Si confiscano i beni del clero, donati alla Chiesa nel corso dei secoli, che ammontavano però solo al 7-8 per cento delle terre. Si comincia a diffondere l'idea che la Chiesa nasconda i suoi tesori, si confiscano i beni delle Abbazie.
E l'operazione si dà pure una maschera ideologica.
Certo. Si impone la Costituzione civile del clero, perché senza modificare e manomettere la struttura della Chiesa non avrebbero potuto rubare. I beni della Chiesa, che da secoli mantenevano scuole e ospedali, vengono accaparrati da una masnada di 80mila famiglie di ladri, nobili e borghesi, destra e sinistra: è per questo che tuttora la Rivoluzione in Francia è intoccabile! Perché fu una Grande Ruberia a vantaggio della classe dirigente. Il furto ha bisogno della menzogna e della persecuzione perché non era facile imporre ai preti e al popolo il sopruso. Per questo si impose il giuramento ai preti e chi non giurò fu massacrato. La Rivoluzione è stata una guerra di religione.
E in Vandea cos'è accaduto?
Il popolo si ribellò per difendere la sua fede. Il Direttorio voleva imporre la coscrizione militare obbligatoria (è una loro invenzione perché fino ad allora solo i nobili andavano a far la guerra e per il tributo del sangue erano esonerati dalle tasse). Nello stesso giorno chiudono tutte le, loro chiese. I contadini vandeani si sono ribellati: allora tanto vale morire per difendere la nostra libertà. Hanno imposto ai nobili, assai refrattari, di mettersi al comando dell'esercito cattolico di Vandea e sono andati al massacro, perché sproporzionata era la loro preparazione al confronto di quella dell'esercito di Clébert. Così la Vandea è stata schiacciata senza pietà. Ma vorrei ricordare che sotto le insegne del Sacro Cuore combatterono anche dei battaglioni dei paesi protestanti della Vandea. Cattolici, protestanti ed ebrei affrontarono insieme la ghigliottina, per esempio a Montpellier, per difendere la libertà.
Ma in Vandea non finisce così.
Questo è il capitolo più orrendo. Nel di cembre 1793 il governo rivoluzionario d ordine di sterminare la popolazione dell 778 parrocchie: “Bisogna massacrare le donne perché non riproducano e i bambini perché sarebbero i futuri briganti”. Questo scrissero. Firmato dal ministro della Guerra del tempo Lazare Carnot. Il generale Clébert si è rifiutato di eseguire quell'ordine: “Ma per chi mi prendete? Io sono un soldato non un macellaio”. Allora hanno mandato Turreau, un cretino, alcolizzato, con un'armata di vigliacchi.
Fu il massacro?
Nove mesi dopo il generale Hoche, nominato comandante, arrivò in Vandea. Restò inorridito. Scrisse una lettera memorabile e ammirabile al governo della Convenzione: “Non ho mai visto nulla di così atroce. Avete disonorato la Repubblica! Avete disonorato la Rivoluzione! Io porto alla vostra conoscenza che a partire da oggi farò fucilare tutti quelli che obbediranno ai vostri ordini...”. Cosa aveva visto? 250.000 massacrati su una popolazione di 600.000 abitanti, paesi e città rase al suolo e bruciate, donne e bambini orrendamente straziati. A Evreux e a Les Mains si ghigliottinavano a decine colpevoli solo di essere nati a Fontaine au Campte. Questo fu il genocidio vandeano. È questo che festeggiamo?
Fece scandalo, nel 1983, quando lei, per la prima volta, usò la parola genocidio, imputando la Rivoluzione. Perché?
I fatti parlano. Nessuno ha saputo negarli. E nulla può giustificare un simile orrore. Ma prima di me, nel 1894, fu un rivoluzionario socialista, Babeuf, che denunciò “il popolicidio della Vandea” (in un libro introvabile che noi abbiamo fatto ristampare). Non c'è differenza alcuna fra ciò che ha fatto il governo rivoluzionario in Vandea e ciò che ha fatto Hitler. Anzi una c'è. Hitler era scaltro e non dette mai per scritto l'ordine di eliminazione degli ebrei. Questi dell'89, oltreché assassini, erano anche stupidi e dettero l'ordine per scritto e lo pubblicarono perfino su Le Moniteur.
Certe persecuzioni hanno rinsaldato la fede del popolo. Ma questa francese sembra aver cancellato la cristianità.
Sì, è così. Per 15 anni fu resa impossibile la trasmissione della fede. Un'intera generazione. Pensi che Michelet fu battezzato a 20 anni e Victor Hugo non ha mai saputo se era stato battezzato o no. Le chiese chiuse. I preti uccisi o costretti a spretarsi e sposarsi o deportati e esiliati. Francamente io non capisco come oggi i cattolici possano inneggiare alla Rivoluzione, Altra cosa è il perdono e altra solidarizzare con i carnefici, rinnegando le vittime e i martiri. Penso che la Chiesa tema, parlando male della Rivoluzione, di sembrare antimoderna, di opporsi alla modernità. lo credo che sia il contrario. E sono orgoglioso che sia stato un Paese protestante come l'Inghilterra a dare asilo ai preti cattolici perseguitati. Infatti non c'è libertà più fondamentale della libertà religiosa”.
da Il Sabato, 29 aprile 1989

attila ha detto...

@Nausy

grazie per il tuo prezioso contributo alla discussione.

Ti prego, in futuro, di inserire solo il link a tali voluminose (e poco inerenti oltretutto) fonti bibliografiche, senza necessariamente inserire i chilometrici articoli completi. Oppure fai una sintesi, magari costruttiva.

Altrimenti mi tocca mettermi lì a cancellare tutto e lasciare solo il link. Capisciammè!

Lameduck ha detto...

Non volevo citarlo io ma visto che Nausy l'ha tirato in ballo allora beccati 'sti articoli su Introvigne e Alleanza Cattolica. http://www.kelebekler.com/cesnur/update1.htm
(diranno che è propaganda comunista, ecc. ecc.)

nausy ha detto...

Cara Lameduck,

mi aspettavo qualcosina di più da una signora così raffinata quale tu sei...

A supporto di una quasi impossibile confutazione degli argomenti di DUMONT tiri in ballo alcuni interventi critici sull'intervistatore M. Introvigne...

Come dire che i contenuti de "L'Orizzonte degli eventi" non valgono un fico secco perchè la struttura grafico-digitale del blog è fatta in un certo modo...

Devo confessarti, però, che l'articolo sulla risurrezione di Cristo è particolarmente interessante e te ne consiglio la lettura, non in senso anti-Messoriano ma, esclusivamente, in riferimento al contenuto!

nausy ha detto...

Pietà di noi, Signore,

poichè questo siamo diventati:

una moltidudine di torri altissime ed appuntite, piene di superbia, egoismo e odio!

attila ha detto...

...E intanto io mi beo delle dichiarazioni di Ratzinger!

Finalmente si sente dire qualcosa sullo sfruttamento eccessivo delle risorse del pianeta... Chissà se il Cespas cambierà rotta...

Lameduck ha detto...

@ nausy
il revisionismo va di moda, anche per l'inquisizione. Milioni di persone bruciate sul rogo? Ma no, molti meno.
Sai, è un pò come chiedere a Fred Leuchter un parere sulle gasazioni ad Auschwitz.
Mi pare che il succo dell'articolo sia "ne abbiamo uccisi un tot (ma mai come i comunisti) ed è stato per il loro bene."
Pittoresco.
E poi mi citi Voyager... andiamo!

nausy ha detto...

Cara ed evanescente Lameduck,

non si tratta di revisionismo ma di ricerca della verita, virtù della la quale, in generele, non avete molta considerazione.

Paragonare F. Leuchter agli autori da me citati significa solo che la mente umana, liberata ormai da ogni vincolo posto dal decoro, fluttua liberamente in un mondo ove tutto è possibile...

E, poi, perchè citare Leuchter, quando avete un contemporaneo, in Iran, cui vanno tante vostre simapatie, che parla più o meno come il su citato L.

Tranquillizzati, poi,
quello sulle infinite vittime del comunismo, rimarrà ancora per molto tempo uno dei più grandi tabù dell'umanità.

Lameduck ha detto...

Ti ricordo, Nausy, che i malati di mente, gli epilettici, i minorati, di cui io mi occupo professionalmente come "grullaia*", venivano bruciati sul rogo ai tempi dell'Inquisizione perchè ritenuti indemoniati. Come me la metti? Era anche questo per il loro bene? Oppure tu conosci strutture psichiatriche antecedenti all'Illuminismo?

*Slang toscano, indica "chi si occupa dei grulli"

nausy ha detto...

Ma, andiamo, esimia lameduck, nemmeno nei romanzi di Eco c'è tutta la buona roba che tu porti appresso.

E, poi, mica si chiamavano strutture psichiatriche...si chiamavano manicomi...e che manicomi!

Quente sane e brave persone, per motivi politici, vennero rinchiuse in quei posti fino a morirne ,
rimarrà anche questo un...tabù!

nausy ha detto...

Ma com'è?

Adesso lameduck scrive su tocque-ville?

O è lei, oppure prevedo probabili conroversie sui diritti d'autore!

Lameduck ha detto...

Arridaje, ma perchè rispondi ad una domanda svicolando? ;-) E' vero o no che la Chiesa bruciava i malati di mente perchè li considerava indemoniati?
Cosa c'entra Tocqueville?

nausy ha detto...

Distintissima lameduck, ma cos'è questo tono da inquisizione?

E, poi, la tua domanda è posta in maniera strana!

Sembrerebbe un problema di diagnosi: se fossero stati veramente indemoniati, allora, la Chiesa avrebbe potuto procedere...

Ti devi esprimere meglio, altrimenti rischi di fare dell'umorismo.
Tu dici, infatti:
"Ti ricordo, Nausy, che i malati di mente, gli epilettici, i minorati, di cui io mi occupo professionalmente come "grullaia*", venivano bruciati sul rogo ai tempi dell'Inquisizione perchè ritenuti indemoniati." Immagino, quindi, la puzza di bruciato quando fai loro le visite...

Su tocque ville ho letto un post a firma lameduck, ed ho pensato a te, tutto quà.

Un ultima cosa:
i fatti dell'inquisizione, per quanto brutti possono essere stati, risalgono a secoli fa.

Per non morire soffocata dalla polvere ti propongo, invece, di occuparti delle inquisizioni contemporanee di cui abusano i tuoi, oramai, vervidi amici musulmani.

E ricordati che cà, nisciunu è ...grullu!

attila ha detto...

@Nausy

l'inquisizione l'hai tirata fuori tu, con l'enorme articolo che hai messo come commento.
Per quello che riguarda l'inquisizione "musulmana", non la ricordo citata nè sui libri di storia, nè sui giornali degli ultimi tempi (parlo di giornali, non dei libelli propagandistici di Berlusconi).

Lameduck ha detto...

Anche se credo che hai capito benissimo, mi spiegherò meglio. Gli epilettici sono dei malati, gli schizofrenici, i paranoici, gli ossessivo-compulsivi sono dei malati, l'isteria è una malattia. Nessuno di questi malati oggi viene definito come indemoniato. Gli stessi esorcisti che ancora sopravvivono prima di eseguire il rito richiedono il parere di psichiatri e ammettono che il 95% delle cosiddette possessioni sono da riferirsi a malattie e disturbi mentali.
Ai tempi dell'Inquisizione invece, siccome tutto l'incomprensibile veniva ricondotto a fatti soprannaturali, e la scienza era vista, diciamo, di mal occhio, l'unica spiegazione a ciò che oggi definiamo malattia mentale era la possessione diabolica.
Di conseguenza, chiunque tenesse un comportamento strano, bizzarro, folle era passibile di persecuzione. Solo con l'Illuminismo si comincia a riconoscere la follia e l'esigenza della cura psichiatrica. L'ha scritto M. Foucault, mica io.
Il fatto che gli orrori dell'Inquisizione siano avvenuti secoli fa non li diminuisce, secondo me. Perchè, il quasi secolo che ci separa dalla Rivoluzione di Ottobre è poco, invece?
Sulle mie amicizie, boh? Ho mai parlato di musulmani?
Sei un pò come Marzullo, ti fai la domanda e ti dai anche la risposta.

Lameduck ha detto...

Non scrivo su Tocqueville. Per coerenza. ;-)

nausy ha detto...

No, caro attila,

l'inquisizione l'hai tirata fuori tu nel tuo maccheronico post !

Ma li leggi i tuoi post o li pubblichi solamente?

Lo so, poi, che hai il torcicollo che ti impedisce di guardare in tutte le direzioni...

attila ha detto...

Dio mio, ma neppure l'umorismo!

La prossima volta che scrivo qualcosa di umoristico lo dovrò scrivere in due versioni, una per la destra e una per la sinistra.
Per la sinistra li scrivo di getto. Per la destra semplifico i concetti e lascio anche una traccia audio con il post letto mooolto lentamente

nausy ha detto...

Cara Lameduck,

avevi detto di fare la "grullaia" ma non avevi detto di essere una grullaia reazionaria...

definire malati gli epilettici, gli schizzofrenici, gli isterici, i paranoici ecc. è roba da antiquarium de Salò...

La cultura moderna e progressista, a cui dici di informarti, non ammette la malattia mentale.

Leggi cosa scrivono le avanguardie della psichiatria:

"...C'é un modo 'sano' di percepire la realtà? O ci sono possibilità di percezione infinite? Sentire suoni che altri non sentono, vedere cose che altri non vedono, possono essere capacità e possibilità 'superiori' a quelle delle usuali percezioni del mondo. Con lo stesso arbitrio con cui affermiamo l'insanità di tali esperienze, potremmo affermare la loro divinità. Perché 'malati' e non 'santi'? Perché 'pazzi' e non 'illuminati'?"

Occhio, quindi, alle definizioni perchè potrebbero scambiarti per quella che non sei.

Occupiamoci invece di quello che sai...

"Ai tempi dell'Inquisizione invece, siccome tutto l'incomprensibile veniva ricondotto a fatti soprannaturali, e la scienza era vista, diciamo, di mal occhio, l'unica spiegazione a ciò che oggi definiamo malattia mentale era la possessione diabolica."...(parole tue)...

Ma i tempi dell’Inquisizione sono di quasi cinque secoli. Abbracciano, quindi, oltre al Medioevo, il Rinascimento ed il periodo dei cosiddetti “Lumi”, per cui l’asserto secondo il quale ai tempi dell’Inquisizione “la scienza era vista di malocchio”, rimane sospeso tra cielo e terra…

“Di conseguenza, chiunque tenesse un comportamento strano, bizzarro, folle era passibile di persecuzione.”…(parole tue)

Questo non si sentirà mai dire da studiosi seri, ma solo da intellettuali …“illuministi”.

Il fatto, poi, che gli inquisitori se la pigliassero in particolare con i malati di mente non l’ho letto da nessuna parte; ho letto invece di eretici, di streghe, protestanti, ebrei, omosessuali, delinquenti comuni…

Ti avevo, infine, invitato ad occuparti delle “inquisizioni” di oggi, poiché, come tu sai, se è lecito parlare degli “orrori” della chiesa, dei fascismi, degli amerikani, degli ebbbbrei di Israele, giammai lo sarà per quelli del comunismo…

Lameduck ha detto...

Molte delle patologie che ho nominato hanno delle basi organiche, quindi come vuoi chiamarle se non malattie? La depressione non si cura con gli antidepressivi? Sai quante persone "danno di matto" a causa di tumori cerebrali?

Se però continui ad andare a parare sempre nel comunismo, mi sa che sei un tantino ossessivo... o no? O è il ruolo che ti sei ritagliato in questo blog?