18 giugno 2006

Tutti al mare - terza parte


"Lui è malconsigliato in politica e anche in estetica. Ha cattivo gusto. Non si fa un giardino di cactus e di ulivi fatti venire forse dalla Spagna o dalla Puglia in Sardegna, dove ci vogliono lecci e sugheri. Inventa una natura falsa distruggendone una vera. Come a Los Angeles. È americano anche in questo!".

Sono le parole di Massimiliano Fuksas, grande architetto, che così descrive il buon Silvio e il suo style nella villa in Sardegna.
Insomma un grande abuso e pure bruttarello. Senza nemmeno un briciolo di rispetto per la natura strabiliante che lo circonda; meglio la natura finta, la natura morta, come in un quadro. In fondo questo è il profondo significato della vita politica del Cavaliere: tutto va bene, ciò che non va bene va cancellato, raso al suolo. Un rullo compressore su tutto ciò che non piace, che non si intona con il suo modo di vedere le cose.
La natura, poi, non parla, non è come gli oppositori politici che si lamentano, la natura si può piegare, modellare, non strepita di certo.
Non sempre.
C'è chi la natura la difende e non sono solo gli ambientalisti duri e puri, a volte ci pensa anche lo Stato con le sue leggi. Come in Sardegna.
Violare i vincoli paesaggistici in un'area come quella significa una denuncia penale (d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380; art. 163 d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490; art. 142 d.lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004) e così infatti è. La Procura della Repubblica dispone una bella ispezione che viene bloccata sul nascere dal Ministero dell'Interno che "interdice l'accesso all'area". Ma il Sostituto Procuratore non si ferma. Che sia uno dei pochi funzionari dello Stato che lavorano per la gloria? Una perla rara sicuramente, comunque una persona che compie il proprio dovere fino in fondo.
Con una nota riservata datata 3 novembre 2004, la Procura si rivolge direttamente al Presidente del Consiglio chiedendo di "comunicare entro il termine di 60 giorni, così come analogamente previsto dagli artt. 202 e 256 cod. proc. pen., l'esistenza e la attualità del segreto". Il 23 dicembre Gianni Letta risponde alla nota della Procura di Tempio confermando la presenza del Segreto "in quanto l'area in questione sarebbe stata individuata come sede alternativa di massima sicurezza", per "l'incolumità del Presidente del Consiglio, dei suoi familiari e dei suoi collaboratori e per la continuità dell'azione di Governo", nell'ambito di una "pianificazione nazionale antiterrorismo che, tra l'altro, prevede particolari modalità di tutela per la alte cariche dello Stato".
Ma come, avete messo il Segreto di Stato mentre c'è un'indagine penale in corso? Non si può mica fare! No, no, no, qui si chiede alla Corte Costituzionale.
La Procura inoltra un ricorso per conflitto di attribuzioni per "illegittima apposizione del Segreto di Stato da parte del potere esecutivo, tale da determinare una menomazione delle competenze costituzionalmente spettanti al pubblico ministero".
La Corte Costituzionale lo accoglie. Ma non può emettere la sentenza. All'ultimo minuto, con un gesto di profonda magnanimità, l'avvocato Ghedini spalanca le porte della villa ai magistrati, invitandoli ad entrare.
Gentilezza? O solo un sistema per evitare la pubblicità della sentenza che avrebbe anche potuto causare la rimozione del Segreto stesso e quindi impedire il proseguimento dei lavori di bricolage?

segue...

3 commenti:

Anonimo ha detto...

ti prego sbrigati a scrivere la quarta parte!!!!
ciaoo

Giovaneazzurro ha detto...

Il più "tartassato" sarà l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Le imposte "sul lusso" approvate dal Consiglio regionale della Sardegna nel
maggio scorso peseranno per circa 54.000 euro l'anno su La Certosa, residenza estiva da circa 3.000 metri quadrati del leader di Forza Italia, tassata come seconda casa a meno di tre chilometri dalla costa, a Porto Rotondo.
Mentre la sua villa mimetizzata nel verde intestata costerà all'ingegner Carlo De Benedetti 8.100 euro, per una superficie stimata di 450 metri quadrati.

attila ha detto...

Mi sembra il minimo. Grazie al cielo ci pensa il buon vecchio Soru a rimettere le cose in chiaro.
Da mezzo-sangue sardo, ho sempre deprecato l'uso delle coste in Sardegna, uno sviluppo decisamente non sostenibile con l'ambiente. Certo vi sono anche le eccezioni, ad esempio nella penisola del Sinis o nell'area di Bosa, splendida località, premiata anche quest'anno da Legambiente per la sua bellezza.
La tassa sul lusso imposta dal governo sardo rappresenta il tentativo, più che giusto, di riappropriarsi della propria terra. Il ragionamento è: perchè i sardi non dovrebbero guadagnarci?
Inoltre la tassa garantisce un'alta tutela ambientale: se pensiamo agli yacht di lusso, la tassazione è praticamnete inesistente se si tratta di barche a vela, mentre è elevata se si tratta di puzzolenti natanti mossi a kerosene.
Insomma applausi a Soru. Chissà se potrà fare niente anche per la villa di Berlusca.