16 settembre 2006

Segatura che va a fuoco

Il Comandante in Capo dell'esercito più utilizzato del mondo è tornato a parlare di terrorismo. Questa volta, bersaglio delle sue invettive è la III Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra (1949). Stando a quello che afferma questo intraprendente texano, la Convenzione non è molto precisa, piena di regole "troppo vaghe" sul trattamento dei prigionieri e, in generale, con pochissime figure. Una vera noia. George Dabliu si sta ancora scervellando per capire qual'è l'altezza minima per rientrare tra le Alte Parti Contraenti.
Da qui la richiesta al Congresso degli Stati Uniti di legiferare per "chiarire" i punti oscuri della Convenzione. In parole povere, Bush vuole sapere fin dove possono spingersi gli interrogatori dei presunti terroristi: posso strappargli le unghie dei piedi? Posso gettare il corano nella latrina? Posso insultarli? Posso tererli segregati per un tempo indefinito senza concedergli neppure un avvocato?
L'oggetto del contendere è l'art.3 della Convenzione, più un cruciverba che un articolo di legge:"nel caso in cui un conflitto armato che non presenti carattere internazionale scoppiasse sul territorio di una delle Alte Parti contraenti, ciascuna delle Parti in conflitto sarà tenuta ad applicare almeno le disposizioni seguenti:
1. Le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri delle forze armate che abbiano deposto le armi e le persone messe fuori combattimento da malattia, ferita, detenzione o qualsiasi altra causa, saranno trattate, in ogni circostanza, con umanità, senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole basata sulla razza, il colore, la religione o la credenza, il sesso, la nascita o il censo, o altro criterio analogo. A questo scopo, sono o rimangono vietate, in ogni tempo e luogo, nei confronti delle persone sopra indicate:
le violenze contro la vita, l'integrità corporale, specialmente l'assassinio in tutte le sue forme, le mutilazioni, i trattamenti crudeli, le torture e i supplizi;
la cattura di ostaggi;
gli oltraggi alla dignità personale, specialmente i trattamenti umilianti e degradanti;
le condanne pronunciate e le esecuzioni compiute senza previo giudizio di un tribunale regolarmente costituito, che offra le garanzie riconosciute indispensabili dai popoli civili.
I feriti e i malati saranno raccolti e curati.
Un ente umanitario imparziale, come il Comitato internazionale della Croce Rossa, potrà offrire i suoi servigi alle Parti in conflitto. Le Parti in conflitto si sforzeranno, d'altro lato, di mettere in vigore, mediante accordi speciali, tutte o parte delle altre disposizioni della presente Convenzione. L'applicazione delle disposizioni che precedono non avrà effetto sullo stato giuridico delle Parti in conflitto".

Molto vago in effetti, lacunoso, quasi oscuro. Io non c'ho capito niente.
Per non parlare degli articoli che seguono; man mano che si prosegue nella lettura della criptica Convenzione, gli occhi si incrociano, il cervello guaisce di dolore e la salivazione cessa irrimediabilmente. L'edipico art.12 al primo comma recita: "i prigionieri di guerra sono in potere della Potenza nemica, ma non degli individui o dei corpi di truppa che li hanno catturati. Indipendentemente dalle responsabilità individuali che possono esistere, la Potenza detentrice è responsabile del trattamento loro applicato". Per chi non avesse afferrato, le torture di Abu Grahib possono (anzi devono) essere ascritte direttamente agli Stati Uniti e non a chi ha materialmente compiuto le atrocità.
L'enigmistico art.14 dice che: "i prigionieri di guerra hanno diritto, in ogni circostanza, al rispetto della loro persona e del loro onore".
L'art.20, poi, è un vero rebus:"il trasferimento del prigioniero di guerra si farà sempre con umanità e in condizioni analoghe a quelle osservate per gli spostamenti delle truppe della Potenza detentrice".
Ma come si può pretendere che un povero ex (mica tanto) alcolista si metta lì seduto a decifrare enigmi così difficili, regole di così libera interpretazione, periodi grammaticali di una lunghezza infinita. Strano che Dan Brown non abbia pensato di scriverci un libro sopra.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Sei proprio comico Attila,
la casa va a fuoco a te e tu continui a spettegolare sui vicini di...un altro paese!

Occupati di come salvare le chiappe al tuo presidente Prodi!

Cerca di inventarti qualcosa per nascondere le sue manine sporche di marmellata!

Ermanno ha detto...

Propongo di commissariare gli USA con Guido Rossi

attila ha detto...

"la casa va a fuoco a me" non mi sembra proprio.

La verità è che voglio attendere che la magistratura decida se aprire o no un'indagine. Quando questo succederà ( o non succederà) trarrò le mie conclusioni.

Per ora mi diverto con quel poco che la politica ha da offrire.

Anonimo ha detto...

Attila, non c'è bisogno d'aspettare la magistratura.

I fatti sono lì.

Tralasciamo il penale, per adesso...
qualche considerazione politica sui fatti potresti darla, o no?

Anonimo ha detto...

Attila, non è difficile, sai.
Basta immaginare al posto di Prodi, Berlusconi.

Anonimo ha detto...

A proposito, Attila,
perchè non ti indigni per la smodata simpatia ed apertura alla Cina concessa a cuor felice dal tuo presidente Prodi?

Dovresti ricordare, infatti, al tuo presidente che la Cina è ancora un paese governato da una dittatura comunista, che detiene il primato mondiale delle condanne a morte, che i diritti civili per i quali vi sieti sempre strappate le vesti quando si trattava di dittature di destra, sono in quel paese completamente sconosciuti, che fa una concorrenza sleale con i suoi prodotti "made in China" perchè fatti a spese dei diritti salariali e sindacali dei suoi operai.

Altro che Amerika!

attila ha detto...

@anonimo

Non si tratta mica di una missione umanitaria o diplomatica, si tratta di una missione commerciale. Con l'unico scopo di allargare il mercato.
Non capisco cosa centrino i diritti umani, sebbene, ne convengo, siano uno dei punti deboli della Cina.
Se ti può consolare, nel 2005, gli USA erano al quarto posto al mondo per condanne a morte, subito dietro all'Iran.