03 luglio 2006

Dellutrologia

Di nuovo in aula. Il tuttofare di Silvio Berlusconi è stato richiamato al banco degli imputati nel processo d'appello che lo vede coinvolto per concorso esterno in associazione mafiosa. Assieme a lui doveva esserci il boss palermitano Gaetano (detto Tanino) Cinà, venuto a mancare dopo la sentenza di primo grado. Sentenza che li ha riconosciuti entrambi colpevoli per i rispettivi reati, condannandoli il primo a 9 e il secondo a 7 anni di galera.
Che Marcello conoscesse vari esponenti di Cosa Nostra è fuor di dubbio. E' lo stesso Cinà negli anni'70 a presentare a Dell'Utri il boss Francesco Di Carlo, il quale - in seguito collaboratore di giustizia - racconterà anche di un incontro avvenuto a Milano (a metà degli anni '70) tra Cinà, Stefano Bontate e Mimmo Teresi da una parte e Dell'Utri e Berlusconi dall'altra.
Marcello Dell'Utri giura di non essersi mai accorto di aver a che fare con dei poco di buono e noi non stentiamo a credergli, soprattutto pensando al fatto che è stato Dell'Utri a portare a Villa San Martino il pregiudicato siciliano Vittorio Mangano (anch'egli mafioso) per fargli fare da stalliere. Un rapporto di lavoro, quello di Mangano, durato più anni e costellato di lieti eventi, come il tentativo di rapimento di un amico di Berlusconi e vari furti di oggetti preziosi (mai denunciati).
Ma, in fondo, ad un amico si perdona di tutto. Sì, perchè Mangano e Dell'Utri pare che fossero amici, perlomeno dal tono usato in certe conversazioni telefoniche intercettate dalla Criminalpol ("Caro Marcello", "Caro Vittorio").
Il telefono di Mangano fu messo sotto controllo dal 5 al 15 Febbraio del 1980. In quest'arco di tempo, una telefonata è particolarmente interessante. I due parlano di cavalli: il mafioso (Mangano ovviamente!) propone a Dell'Utri un affare, aggiungendo che ha il cavallo che fa per lui. La telefonata termina con un appuntamento in albergo da Mangano dove i due cerceranno di "sbrogliare" una situazione. Nulla di particolare sembrerebbe, senonchè i "cavalli", nel linguaggio di Mangano, erano delle partite di droga. Questo particolare è ricordato anche da Paolo Borsellino in un'intervista a due giornalisti francesi che ebbe luogo 48 ore prima dell'attentato di Capaci. Chiaramente nessuno ha le prove per dimostrare che quella volta i due stessero parlando di droga e non di stalloni da monta, tuttavia il dubbio resta.
Comunque il processo d'appello si è aperto. E prima o poi si chiuderà, magari illuminato dalla presenza in aula di Silvio Berlusconi (una rarità di questi tempi!) come testimone, sebbene in primo grado si fosse avvalso della facoltà di non rispondere perchè imputato di un reato connesso.
Noi aspetteremo con ansia e, perchè no, con una bottiglia in fresco.

La parte "storica" è tratta dal libro "L'odore dei soldi" di Elio Veltri e Marco Travaglio.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

buahbuahbuahbuah!!!!!!!!!

bellissimo il filmatino finale buahbuahbuahbuah!!!!!!!!!!!

D ha detto...

e lo si chiama ncora dubbio???
mah! questi politici....
cmq anche io voglio la maglietta di silvioberlusconifansclub ;)